Archivio mensile ottobre 2018

Cumulabilita’ “Tremonti Ambiente” e conti energia: come agire

E’ in scadenza il termine stabilito dal GSE con la propria nota del 22 novembre 2017 (https://www.gse.it/servizi-per-te/conto-energia-chiarimenti-in-merito-alla-possibilita-di-cumulo-tra-conto-energia-e-cd-tremonti-ambiente), per la rinuncia alla detassazione fiscale della “Tremonti Ambiente” (art. 6, commi 13-19, della Legge n. 388/2000), ovverosia il 22 novembre 2018.

La questione della cumulabilità o no delle tariffe incentivanti, disciplinate dai Conti Energia diversi dal II, con la “Tremonti Ambiente” e la posizione assunta dal GSE con la citata comunicazione è stata già affrontata in un approfondimento pubblicato sul sito dello Studio Legale RXLEX (http://www.rzlex.it/la-cumulabilita-della-legge-tremonti-ambiente-e-le-tariffe-incentivanti/).

Per adeguarsi alle indicazioni del GSE, è necessario rinunciare al beneficio fiscale goduto, dandone comunicazione all’Agenzia delle Entrate ed esibendo la relativa documentazione anche al Gestore. Detta rinuncia al beneficio fiscale, non essendoci a oggi puntuali indicazioni, potrebbe avvenire nei seguenti modi:

– mediante l’invio di una dichiarazione integrativa a sfavore delle dichiarazioni dei redditi del periodo in cui si ha usufruito dell’agevolazione. Questa forma pare la più condivisibile alla luce del meccanismo di fruizione del beneficio (consistente in una variazione in diminuzione della base imponibile dell’IRES) e in linea con alcune pronunce di prassi dell’Amministrazione finanziaria datate;

– attraverso la presentazione di un’istanza di rimborso nel termine dei 48 mesi decorrenti dal termine per il versamento a saldo delle imposte relative all’anno di imposta di competenza dell’agevolazione e si sostanzierebbe nella ripetizione di quanto indebitamente ricevuto a seguito della fruizione del beneficio.

Chi avesse già ricevuto il provvedimento di avvio del procedimento di revoca degli incentivi da parte del GSE e sospensione dell’erogazione delle tariffe in autotutela, può impugnare il predetto atto avanti al TAR, per chiederne l’annullamento.

Si segnala, sul tema, il recente parere n. 67/2018 del Consiglio di Stato (https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=HKUZFB667GHJECPI23AIZXSPU4&q=tremonti%20or%20ambientale ), che si è espresso in favore di parte ricorrente, sospendendo l’efficacia del provvedimento impugnato limitatamente alla cessazione dell’erogazione degli incentivi disposta dal GSE.

Se coinvolti nella vicenda affrontata, Vi invitiamo a prendere contatti con lo Studio Legale RZLEX dell’Avv. Romina Zanvettor, che fornirà assistenza sia in merito alla gestione della pratica presso il GSE, ovvero all’attività di natura fiscale, sia alla controversia in via giudiziale.

Cumulabilita’ “Tremonti Ambiente” e conti energia: come agire

La cumulabilita’ della legge “Tremonti Ambiente” e le tariffe incentivanti

Ritorna in questi giorni alla ribalta una delle questioni maggiormente discusse tra gli operatori del settore del fotovoltaico e concernente la possibilità o no di cumulare le tariffe incentivanti, disciplinate dai Conti Energia diversi dal II, con la “Tremonti Ambiente”, prevista dall’art. 6, commi 13-19, della Legge n. 388/2000.

Secondo quanto stabilito dalla norma da ultimo citata, i costi di acquisto sostenuti per gli “investimenti ambientali”, quelli “necessari per prevenire, ridurre e riparare danni causati all’ambiente”, potevano essere dedotti dalla base imponibile, cioè dell’ammontare complessivo dei redditi tassabili. Tra questo tipo di investimenti erano ammessi anche quelli effettuati per l’acquisto e la messa in esercizio di impianti fotovoltaici.

Si parla doverosamente al passato, in quanto il cd. “decreto crescita” (DL n. 83/2012 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2012/08/11/12A08941/sg) ha abrogato la deduzione degli investimenti ambientali: dal 26 giugno 2012, data di entrata in vigore del decreto, infatti, non è stato più possibile accedere alle agevolazioni fiscali in precedenza previste.
Il citato DL, tuttavia, non ha fornito alcuna disposizione in merito alla cumulabilità dell’agevolazione fiscale con altre misure incentivanti, lasciando aperta al dibattito dottrinale e giurisprudenziale la questione di cui trattasi.

La vexata quaestio è tornata di grande attualità a seguito della nota del GSE dello scorso 22 novembre 2017 (link https://www.gse.it/servizi-per-te/conto-energia-chiarimenti-in-merito-alla-possibilita-di-cumulo-tra-conto-energia-e-cd-tremonti-ambiente), con cui il medesimo Gestore, ritenendo possibile beneficiare sia dell’agevolazione fiscale di cui alla Tremonti Ambiente sia delle tariffe incentivanti del I e II Conto energia  nei limiti del 20% del costo dell’investimento ha affermato, invece, che “la detassazione di cui alla Tremonti ambiente non è cumulabile in alcuna misura con le tariffe incentivanti spettanti ai sensi del III, IV e V Conto Energia”.

Il GSE è giunto alla predetta conclusione applicando un’interpretazione letterale e restrittiva dell’art. 5 del D.M. 6 agosto 2010 (III Conto Energia) e degli artt. 5 e 12, rispettivamente, del D.M. 5 maggio 2011 (IV Conto Energia) e 5 luglio 2012 (V Conto Energia), sostenendo l’esclusione al cumulo, poiché gli articoli citati elencherebbero in modo tassativo i contributi e benefici pubblici esclusi dal divieto, non includendo la detassazione per investimenti ambientali.

Ma vi è di più. Il GSE ha, altresì, precisato che coloro che hanno indebitamente fruito dell’agevolazione fiscale e delle tariffe incentivanti previste dal III, IV e V Conto Energia e vogliano continuare a godere di queste ultime, devono rinunciare all’altro beneficio goduto, comunicando detta intenzione all’Agenzia delle Entrate entro dodici mesi dalla pubblicazione della news e, dunque, entro il 22 novembre 2018.

Cosa fare? Rinunciare o meno alla detassazione Tremonti a fronte della netta posizione del GSE?

Ebbene, allo stato, in assenza di puntuali indicazioni da parte del Gestore e/o dell’Agenzia delle Entrate, le strade percorribili paiono essere due.

La prima è, appunto, adeguarsi all’orientamento del GSE, rinunciando al beneficio in questione. Le modalità ipotizzabili di rinuncia al beneficio sono:

  1. l’invio di una dichiarazione integrativa a sfavore delle dichiarazioni dei redditi del periodo in cui si ha usufruito dell’agevolazione. Questa conclusione, del resto, risulta in linea con alcune pronunce di prassi dell’Amministrazione finanziaria piuttosto risalenti e appare condivisibile alla luce del meccanismo di fruizione del beneficio (consistente in una variazione in diminuzione della base imponibile dell’IRES);
  2. la presentazione di un’istanza di rimborso nel termine dei 48 mesi decorrenti dal termine per il versamento a saldo delle imposte relative all’anno di imposta di competenza dell’agevolazione e si sostanzierebbe nella ripetizione di quanto indebitamente ricevuto a seguito della fruizione del beneficio.

Tutta la sopraindicata documentazione dovrà essere poi trasmessa al GSE, con apposita comunicazione.

La via alternativa potrebbe essere quella di non seguire le disposizioni del GSE, continuando a mantenere entrambe le agevolazioni, e impugnare avanti al TAR il prospettato provvedimento di revoca degli incentivi, chiedendone l’annullamento[1].

Il GSE ha già intrapreso i primi procedimenti di sospensione degli incentivi del III, IV e V Conto Energia per gli impianti che hanno usufruito della Tremonti Ambiente, anticipando la scadenza fissata dal GSE per la rinuncia al beneficio fiscale (22.11.2018).

Con le comunicazioni ricevute dai Soggetti Responsabili degli impianti, il GSE ha avvisato di aver avviato un “procedimento in autotutela per la revisione del provvedimento di ammissione alle tariffe incentivanti” e che “in attesa della conclusione del procedimento il GSE, in via cautelativa, manterrà sospesa l’erogazione degli importi a titolo di tariffa incentivante”.

Per chi fosse destinatario di analoghe comunicazioni, si avverte che vi è la possibilità di fornire memorie scritte e/o documentazione idonea a comprovare l’effettiva rinuncia al beneficio fiscale goduto, da inviare entro e non oltre il 21 novembre 2018 al GSE medesimo.

Peraltro, sul tema, si segnala che il Consiglio di Stato, Sezione Seconda, è recentemente intervenuto in merito alla sospensione degli incentivi, disposto dal GSE, con il parere n. 67/2018 (https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=HKUZFB667GHJECPI23AIZXSPU4&q=tremonti%20or%20ambientale ).

Nella fattispecie, il ricorso, corredato da istanza di sospensione cautelare, è stato proposto da una società che stava fruendo delle agevolazioni fiscali Tremonti Ambiente, con la tariffa incentivante erogata ai sensi del D.M. 5 maggio 2011 (IV Conto Energia).

Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza di sospensione avanzata dalla ricorrente, ritenendola meritevole e ravvisando anche il periculum in mora, limitatamente alla cessazione dell’erogazione degli incentivi disposta dal GSE con il provvedimento impugnato.

In particolare, si legge che la comunicazione di avvio procedimento a firma del Gestore, funzionale, per esplicito richiamo all’adozione dei provvedimenti previsti dall’art 42 del d.lgs. 3 marzo 2011, n. 28, rubricato “Controlli e sanzioni in materia di incentivi”, supera i “limiti contenutistici dell’atto endoprocedimentale di avvio del procedimento – peraltro qualificato come di autotutela – in quanto dispone anche, con valenza immediata, la sospensione della erogazione degli importi a titolo di tariffa incentivante”, che dovrebbe avvenire nel rispetto dell’art. 21 quater della l. n. 241/1990, ovverosia in presenza di esplicitate “gravi ragioni”, non ritenute però sussistenti nel caso.

Il Consiglio di Stato, inoltre, ha dato atto che il Ministero dello Sviluppo Economico ha attivato la richiesta istruttoria sullo stato attuale del procedimento, nonché sulla natura del provvedimento definitivo da adottare e sulle relative impugnazioni.

Lo Studio Legale dell’Avv. Romina Zanvettor è a disposizione per l’assistenza in materia, relativa alla gestione della pratica presso il GSE, all’attività di natura fiscale, nonché alle controversie in sede giudiziale.

Avv. Romina Zanvettor

 

[1] Nel panorama, si osserva che in sede fiscale i giudici siano già stati in più occasioni chiamati a pronunciarsi sulla possibilità di cumulare la detassazione ambientale con la tariffa incentivante e si riscontra una consolidata giurisprudenza favorevole al contribuente (CTP Milano 4119/16/16 passata in giudicato, CTP Milano 2536/21/17 passata in giudicato, CTP Milano 5001/11/17 passata in giudicato, CTP Genova 737/1/17; CTP Genova 973/5/17, CTP Genova 1345/1/17, CTP Ancona 328/2/17 passata in giudicato, CTIGD Bolzano 171/2/17, CTP Bergamo 284/4/17; CTP Cuneo 229/1/17, CTP Cuneo 307/1/17; CTP Cuneo 179/2/18; CTP Cuneo 180/2/18; CTP Arezzo 384/2/18; CTP Roma 6686/41/18; CTP Prato 115/2/18; CTP Brescia 632/1/17, CTP Brescia 301/1/18; CTP Brescia 315/1/18, CTR Lombardia 3656/45/16).

La cumulabilita’ della legge “Tremonti Ambiente” e le tariffe incentivanti

Processo Banca Popolare di Vicenza: tutti gli imputati rinviati a giudizio

Sabato scorso si è tenuta l’ultima udienza preliminare, in cui è stato dato spazio alla discussione delle repliche delle parti civili costituite.

All’esito, il GUP Dott. Roberto Venditti, dopo aver deciso in Camera di Consiglio, ha dato lettura del decreto alle parti, con cui ha disposto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati – ovverosia Gianni Zonin, Giuseppe Zigliotto, Emanuele Giustini, Andrea Piazzetta, Paolo Marin, Massimiliano Pellegrini, nonché lo stesso Istituto di credito – per i reati contestati di aggiotaggio, ostacolo alle autorità di vigilanza e falso in prospetto.

La posizione dell’ex Direttore Generale Samuele Sorato, si ricorda, è stata invece stralciata per gravi motivi di salute e l’imputato tornerà in aula per l’udienza preliminare il 20 dicembre.

Il processo si celebrerà a partire dal giorno 1 dicembre 2018, con possibilità per coloro che non sono ancora parti civili in esso, di potersi costituire per la fase dibattimentale.

Entro il 20 novembre p.v., poi, i difensori delle parti dovranno depositare la propria lista dei testimoni da ascoltare nel corso del procedimento penale, nonché la documentazione per il dibattimento.

Lo Studio Legale procederà con i predetti adempimenti e, a conclusione dell’udienza sopra indicata, aggiornerà i propri Assistiti sugli sviluppi.

Qualora Vi fossero risparmiatori traditi che intendono costituirsi in giudizio per questa fase, Vi invitiamo a prendere contatti con lo studio a stretto giro, al fine di predisporre la costituzione di parte civile e la documentazione a corredo di essa.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Alessandra Tagliapietra

Processo Banca Popolare di Vicenza: tutti gli imputati rinviati a giudizio

Processo Banca Popolare di Vicenza: le arringhe degli altri difensori degli imputati all’udienza del 17.10.2018

Si è svolta nella giornata di ieri la penultima udienza preliminare in cui, come già anticipato nelle comunicazioni scorse dello Studio Legale, gli Avvocati degli imputati Massimiliano Pellegrini, Emanuele Giustini e Giuseppe Zigliotto hanno discusso le proprie difese fino al tardo pomeriggio.

Anche in quest’udienza, così come in quella del 06.10. u.s. in cui ha avuto luogo l’arringa dei difensori di Gianni Zonin, sono state prese di mira le indagini effettuate dai PM, i Dott.ri Pipeschi e Salvadori, ritenute incomplete, perché l’inchiesta non è stata estesa anche ad altri soggetti, tra cui Banca d’Italia.

Tutti i difensori degli imputati hanno insistito su un punto: le cd. operazioni baciate, di prassi molto utilizzate nelle Banche Popolari, sarebbero di per sé lecite, l’illiceità si sostanzierebbe nel loro mancato scomputo dal capitale di vigilanza.

Il Prof. Manes, legale di Massimiliano Pellegrini, ha discusso a lungo sulla totale estraneità del suo assistito ai fatti contestatigli, in particolare sostenendo che non può essere ritenuto responsabile per il solo fatto di aver “rivestito una certa qualifica all’interno dell’organizzazione aziendale”. A corroborare la tesi della sua estraneità, sempre secondo la difesa, sarebbe poi la circostanza per cui l’imputato è l’unico a essere stato riconfermato nel suo ruolo di Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili di BPVi dopo l’iscrizione al Registro delle Notizie di Reato.

I difensori di Emanuele Giustini, invece, hanno descritto l’imputato come un “commerciale” troppo zelante, che avrebbe svolto i propri compiti in maniera eccessiva, con l’unica finalità di raggiungere gli obiettivi e i traguardi prefissati dalla Banca.

Nel pomeriggio, poi, hanno preso la parola gli Avv. ti Giovanni e Giulio Manfredini, difensori di Giuseppe Zigliotto, escludendo la responsabilità in capo a quest’ultimo, unico membro del Consiglio di Amministrazione della Banca a essere imputato.

I legali hanno inoltre affermato che la G.d.F. avrebbe commesso un “errore macroscopico” nel trascinare in questa vicenda penale il proprio Assistito. Secondo la tesi della difesa, l’operazione baciata effettuata dall’imputato e poi estinta nell’aprile 2016 – si parla di 12 milioni di Euro per acquistare azioni BPVi – sarebbe stata del tutto lecita e lo storno di interessi riscontrato sul conto corrente di Zigliotto, che aveva “destato sospetti”, non avrebbe avuto una corretta lettura.

Tutti i difensori ascoltati ieri hanno concluso chiedendo al GUP l’emissione della sentenza di non luogo a procedere.

La prossima e ultima udienza preliminare prevista per il giorno 20.10. p.v., che inizierà con l’arringa dei legali di Andrea Piazzetta, cui seguiranno le eventuali repliche dei PM, sarà dedicata soprattutto alle parti civili costituite, che potranno intervenire e prendere parola per contestare le difese svolte dagli imputati.

C’è grande attesa per la decisione che emetterà il Dott. Roberto Venditti all’esito di questa udienza, dopo aver dichiarato chiusa la discussione.

Lo Studio Legale Vi aggiornerà tempestivamente sullo sviluppo dell’udienza e sulla sua conclusione.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Alessandra Tagliapietra

Processo Banca Popolare di Vicenza: le arringhe degli altri difensori degli imputati all’udienza del 17.10.2018

Banca Popolare di Bari multata dalla Consob: sanzioni per 1,95 mln di euro

È avvenuta nei giorni scorsi la pubblicazione di due delibere della Commissione nazionale per le Società e la Borsa (Consob), con qui quest’ultima ha deciso sanzioni per un ammontare di 1,95 mln di euro nei confronti di Banca Popolare di Bari.

La Consob, in particolare, ha multato i vertici (manager, consiglieri di amministrazione e componenti del collegio sindacale, attuali o di precedenti gestioni) della Popolare di Bari e l’istituto stesso, in qualità di responsabile amministrativo, per vicende connesse sia agli aumenti di capitale del 2014 e 2015, che alle operazioni successive.

Secondo la Commissione, si legge nei provvedimenti pubblicati (Delibera n. 20583 e Delibera n. 20584), nei prospetti relativi ai suddetti aumenti di capitale ci sarebbero state informazioni incomplete sulla determinazione del prezzo delle azioni.

Inoltre, ed è questo l’aspetto più delicato della vicenda, le sanzioni comminate dalla medesima Autorità hanno colpito carenze procedurali e irregolarità comportamentali verificatesi nella fase di valutazione dell’adeguatezza di alcuni investimenti rispetto al profilo dei clienti.

A quest’ultimi, infatti, secondo la Consob, sono stati venduti strumenti come titoli azionari, bond subordinati, ma anche proposti finanziamenti cd. “baciati” (finalizzati, cioè, all’acquisto di azioni della Banca), nonostante la propensione al rischio dei clienti stessi risultasse bassa.

Alcuni quotidiani specializzati nel settore (per un approfondimento ulteriore si veda https://www.investireoggi.it/fisco/banca-popolare-di-bari-unaltra-banca-in-crisi/) non si sono affatto detti sorpresi dall’accaduto, dal quale, invece, hanno tratto ulteriore conferma che a Bari potrebbe riviversi quanto già accaduto in Veneto con i crac di Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Pertanto, vista l’ampia esperienza maturata nel settore, invitiamo eventuali risparmiatori danneggiati o truffati a prendere contatti con lo Studio.

Cordiali saluti.

Lo Studio Legale

Banca Popolare di Bari multata dalla Consob: sanzioni per 1,95 mln di euro

Processo Banca Popolare di Vicenza: i legali di Zonin “attaccano” l’operato della Procura

Sabato scorso, come già anticipato, si è svolta presso il Tribunale di Vicenza l’ennesima puntata del procedimento contro l’ex popolare veneta, attualmente in fase di udienza preliminare.

In un’aula gremita, intorno alle dieci del mattino, gli Avvocati dell’ex presidente Gianni Zonin hanno preso la parola e dato vita ad un’arringa difensiva conclusasi solamente nel tardo pomeriggio con la richiesta di non luogo a procedere nei confronti del proprio assistito, dipinto come una sorta di Ettore Omerico che, fino all’ultimo, pur conoscendo il proprio ruolo di vittima sacrificale, avrebbe disperatamente lottato e cercato di salvare la Banca (http://www.vicenzapiu.com/leggi/il-processo-bpvi-il-gazzettino-zonin-allattacco-e-per-ambrosetti-lui-e-come-leroe-ettore).

Alla presenza del GUP Dott. Venditti, dei PM Pipeschi e Salvadori, nonché dei numerosi difensori dei risparmiatori traditi costituitisi in giudizio, i legali dell’ex patron hanno cercato di smantellare punto per punto l’intera inchiesta, puntando il dito sull’attività finora espletata dalla Procura berica.

Nel corso delle lunghe difese, si è a più riprese parlato di indagine lacunosa e incompleta, mancando all’appello degli imputati, a detta degli Avvocati di Zonin, numerosi soggetti (società di revisione, collegio sindacale di Banca Popolare di Vicenza, Bankitalia, ecc.), sui quali i PM non avrebbero volutamente esteso l’inchiesta.

Insomma, secondo questa versione, posto che a carico di Zonin non vi sarebbero elementi di prova, i veri responsabili dell’intera vicenda sarebbero tutti “fuori dal processo”.

L’udienza preliminare, ormai agli sgoccioli, proseguirà mercoledì 17 ottobre, data in cui dovrebbero prendere parola gli Avvocati degli altri imputati, per poi concludersi sabato 20 ottobre, giorno nel quale sarà dato spazio a eventuali contro-repliche dei PM e dei difensori delle parti civili.

Dopodiché la palla passerà al GUP Venditti che, in camera di consiglio, deciderà se disporre o meno il dibattimento.

Lo Studio Legale vi aggiornerà anche all’esito delle prossime udienze.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Marco De Nadai

Processo Banca Popolare di Vicenza: i legali di Zonin “attaccano” l’operato della Procura

Banca Popolare di Vicenza: il processo penale resta a Vicenza

La Corte di Cassazione si è da pochi minuti pronunciata sull’istanza di rimessione presentata prima dell’estate dai difensori degli imputatati Emanuele Giustini, Paolo Marin, Giuseppe Zigliotto e dell’ex presidente Gianni Zonin.

Questi ultimi, si ricorda, hanno chiesto il trasferimento del dibattimento a Trento, sulla scorta di una presunta incompatibilità ambientale, atteso il rilievo mediatico della vicenda, che avrebbe pregiudicato il diritto e le garanzie di difesa degli imputati. Questi ultimi addirittura hanno ritenuto che il giudizio non potesse svolgersi in maniera imparziale nei loro confronti.

A seguito dell’udienza di discussione tenutasi nella mattinata di ieri, gli Ermellini hanno rigettato l’istanza, ritenendola inammissibile e stabilito che il processo agli ex vertici della Banca Popolare di Vicenza, con le moltissime parti civili costituite, resterà di competenza del Tribunale vicentino.

Dunque, da sabato 6 ottobre p.v. la fase preliminare riprenderà e si terrà nelle giornate del 06.10.2018, e 17.10.2018, per poi concludersi il giorno 20.10.2018.

Nel corso della prima udienza calendarizzata discuteranno gli Avvocati di Gianni Zonin, Prof. Enrico Mario Ambrosetti e Nerio Diodà, mentre i difensori degli altri imputati prenderanno parola nella successiva. Le parti civili, invece, potranno esporre le proprie repliche all’udienza prevista per il giorno 20.10.2018.

Lo Studio legale terrà aggiornati i propri Assistiti all’esito di ogni udienza.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Alessandra Tagliapietra

 

Banca Popolare di Vicenza: il processo penale resta a Vicenza