Archivio annuale 2019

Risparmiatori traditi: pubblicato in gazzetta ufficiale il testo del primo decreto attuativo.

A un mese dall’annuncio del ministro Tria e a quasi quattro e mezzo dalla data originariamente prevista dalla Legge di Stabilità, è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il primo decreto attuativo relativo al Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR). (clicca qui)

Sono rimaste invariate le percentuali di rimborso e il tetto massimo dei 100.000 euro per ciascun risparmiatore (che avevamo già illustrato nel dettaglio nel nostro precedente contributo (clicca qui); sono variati, però, i limiti di reddito per poter rientrare nella categoria dei cosiddetti “privilegiati” che avranno diritto al rimborso “automatico”.

Nelle versioni precedenti la soglia dei 35.000,00 € si riferiva all’ISEE, ora, invece si deve fare riferimento all’imponibile IRPEF (che si trova nella dichiarazione dei redditi), con il conseguente aumento del numero dei soggetti che godranno del beneficio.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (in seguito, anche MEF) ha declinato, poi, le modalità di presentazione delle istanze di ristoro, indicando tutta la documentazione necessaria per poter ottenere una risposta positiva dalla Commissione incaricata.

Oltre ai tutti i documenti indentificativi del soggetto richiedente, è necessario produrre le prove dell’acquisto degli strumenti finanziari e il relativo prezzo pagato. A tal fine, la norma prevede che gli istituti di credito forniscano, senza alcun onere per il risparmiatore, tutto il materiale entro il termine di 30 giorni.

Le principali “violazioni massive”, ossia di quei comportamenti che danno diritto a ottenere il risarcimento, da accertare attraverso il deposito di “documentazione bancaria o amministrativa o giudiziale” sono state così individuate:

  1. la vendita o il collocamento di azioni od obbligazioni subordinate da parte dello stesso istituto emittente, senza informare adeguatamente l’acquirente sulla natura dell’operazione;
  2. il procedere alla realizzazione di quanto sopra, erogando contestualmente linee di credito anche a soggetti diversi dal risparmiatore, ma a lui collegati. In questo caso non assume rilevanza la circostanza per cui il controvalore degli strumenti risulti anche significativamente inferiore rispetto all’entità dei finanziamenti;
  3. la carente informazione o profilatura della clientela (cd. Mi-Fid);
  4. la variazione in aumento del profilo di rischio assegnato al privato contestualmente, o in prossimità, dell’operazione di vendita o di collocamento;
  5. il disinvestimento di strumenti di capitale non emessi dall’intermediario, ma già presenti sul conto titoli, in tempi di poco anteriori all’acquisto di azioni od obbligazioni emesse dalla Banca;
  6. la produzione, pubblicazione e/o divulgazione di dati fuorvianti per l’investitore in relazione alla situazione economica, patrimoniale o finanziaria dell’Istituto di Credito.

Sicuramente, questo è un primo passo verso il ristoro dei danni subiti dai risparmiatori traditi dalle banche, ma, purtroppo, bisogna attendere ancora. Manca, infatti, all’appello il secondo decreto attuativo, quello di nomina della Commissione tecnica, e la Consap (ovvero l’ente gestore per l’inoltro delle domande) deve predisporre la piattaforma informatica che fornirà agli utenti tutte le informazioni sugli adempimenti da svolgere. Le attività, stando alla lettera del decreto, si dovrebbero completare nell’arco dei prossimi 20 giorni.

Ora, sarà necessario prestare particolare attenzione a quanto avverrà in Parlamento perché, al momento, sono al vaglio delle forze politiche alcuni possibili correttivi da introdurre con il Decreto Crescita. In particolare, con uno di questi si vorrebbe concedere una corsia preferenziale a coloro che hanno diritto a un ristoro inferiore a 50mila euro.

Lo Studio Legale provvederà a pubblicare tempestivamente ogni aggiornamento e a tenere informati i propri clienti.

Avv. Romina Zanvettor

Risparmiatori traditi: pubblicato in gazzetta ufficiale il testo del primo decreto attuativo.

Tremonti Ambiente e Conto Energia: il TAR cambia rotta e ammette il cumulo.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, cambiando completamente il proprio precedente orientamento tenuto da sempre, ha sancito la possibilità di cumulare i benefici della Tremonti Ambiente con le tariffe incentivanti del III, IV, e V Conto Energia, così tutelando la prevalenza del “legittimo affidamento”, posto alla base dell’iniziativa imprenditoriale dedicata alla produzione di energia da fonti fotovoltaiche.

Quella dei giorni scorsi è una svolta tanto auspicata quanto dovuta, arrivata con due sentenze di portata dirompente (che qui troverete in versione integrale: numero 6784 e 6785).

Nella sostanza è stato dichiarato illegittimo il provvedimento del GSE che ha imposto ai Soggetti Responsabili un termine per comunicare, all’Agenzia delle Entrate, la scelta di mantenere l’incentivo percepito ovvero i benefici della Tremonti Ambiente.

Più nel dettaglio, la Legge n. 388 del 2000 prevedeva di poter escludere gli investimenti ambientali dalla formazione del reddito imponibile, il tutto ai fini delle imposte sui redditi. Tale disposizione era stata, poi, abrogata a far data dal 26 giugno 2012.

Il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), a seguito di ciò, ammetteva la cumulabilità della detassazione ambientale con i benefici del solo II Conto Energia a condizione che questi non superassero la soglia del 20% dell’intero costo dell’investimento. Ne conseguiva, pertanto, l’esclusione della cumulabilità per il Terzo, Quarto e Quinto Conto Energia.

Una soluzione di tal fatta derivava da un’interpretazione strettamente formalistica dei decreti istitutivi dei Conti Energia, che non contemplavano la detassazione per gli investimenti ambientali tra quelli cumulabili.

Il Giudice Amministrativo, con le nuove pronunce, ha accolto le censure dei ricorrenti e hanno fondato la loro decisione affermando “l’esigenza di garantire il rispetto dei principi di sicurezza giuridica e di certezza del diritto, posti a fondamento della tutela del legittimo affidamento dei titolari delle iniziative imprenditoriali” per poter “convalidare l’impostazione opposta a quella propugnata dal Ministero, risultando lecito escludere il “tenore derogatorio” di una previsione, quale quella in esame, diretta a salvaguardare tali pregresse iniziative”.

Pertanto, da oggi, i soggetti interessati non saranno più costretti a rinunciare al beneficio fiscale già goduto, mantenendo contemporaneamente le tariffe incentivanti in corso di erogazione.

Avv. Romina Zanvettor

Tremonti Ambiente e Conto Energia: il TAR cambia rotta e ammette il cumulo.

Fondo indennizzo risparmiatori: gli indennizzi sono senza tassazione.

Come pubblicato con la news del 14 maggio scorso (clicca qui per leggere l’intero contributo), il Governo ha firmato il primo dei Due decreti necessari a rendere operativo il Fondo Indennizzo Risparmiatori (F.I.R.).

Di cosa si tratta.

Questo strumento è stato creato per soddisfare, anche se solo parzialmente, i risparmiatori titolari di strumenti finanziari emessi dalle banche (o dalle loro controllate), poi sottoposte a liquidazione coatta amministrativa tra il 17 novembre 2015 e il 31 dicembre 2017.

Gli istituti di credito coinvolti sono, oltre a Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, CR di Ferrara e CR della Provincia di Chieti S.p.a..

Come opera.

Nel preambolo che apre il nuovo testo legislativo, si legge chiaramente come vi sia l’esigenza di escludere sovrapposizioni tra il F.I.R. ed eventuali ulteriori forme di ristoro/indennizzo/risarcimento in precedenza percepite, a qualunque titolo, dall’azionista/obbligazionista. Necessità, questa, che viene esplicitata all’interno dell’articolo 5, dove si impone la detrazione degli importi già ricevuti.

Tassazione.

Ciò che appare certo è che le somme che verranno erogate dal F.I.R. non saranno in alcun modo tassabili. Tesi confermata anche dall’Agenzia delle Entrate, nelle pronunce attinenti al Fondo di Solidarietà e alle transazioni concluse dalle due banche Venete con una parte dei loro risparmiatori.

L’impossibilità di applicare un qualunque regime impositivo deriva dalla circostanza per cui l’indennizzo viene calcolato sulla base del costo di acquisto del singolo strumento finanziario, così da farlo inquadrare come un risarcimento del danno, essendo finalizzato a reintegrare (sebbene solo forfettariamente) la perdita economica subita dall’investitore a causa delle condotte illecite tenute dall’istituto di credito.

Chi sono gli esclusi.

Non avranno accesso al F.I.R. le controparti qualificate, ovvero i clienti professionali e coloro che hanno avuto (a partire dal 1 gennaio 2007) incarichi di vertice in una delle banche interessate dal provvedimento. Parimenti, sono esclusi anche i loro parenti e affini di primo e secondo grado.

I risparmiatori sotto-soglia.

Per questi soggetti, considerati automaticamente truffati, non vi è l’obbligo, al momento del deposito dell’istanza di indennizzo, di allegare l’eventuale documentazione necessaria per accertare le “violazioni massive” causative del danno.

Lo Studio Legale RZLEX continuerà ad aggiornare i propri clienti in merito ai prossimi sviluppi.

Avv. Romina Zanvettor

 

Fondo indennizzo risparmiatori: gli indennizzi sono senza tassazione.

Addio al fallimento. Ora c’e’ la crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Arriva in Italia il Codice della Crisi e dell’Insolvenza, che entrerà completamente a regime soltanto nell’agosto del 2020, anche se alcune disposizioni (di cui si parlerà meglio in seguito) sono operative già dallo scorso marzo.

Si abbandona, dunque, la vecchia disciplina del fallimento, fino ad ora contenuta in un Regio Decreto del 1942, come successivamente modificato.

Lo Studio Legale RZLEX si propone di analizzare gli aspetti maggiormente innovativi e/o significativi della nuova normativa in una serie di contributi che appariranno nel sito internet alla sezione approfondimenti (clicca qui).

Con questa prima pubblicazione si vogliono far emergere gli obiettivi che hanno ispirato il neonato “Codice” e che si ritrovano in tutto il testo di legge.

Sistema unico di norme.

D’ora in avanti, l’integrale disciplina della crisi e dell’insolvenza dell’impresa sarà raccolta in un’unica Legge, raggiungendo così lo scopo di dare organicità e concentrazione.

L’idea cardine è, infatti, quella di predisporre un sistema normativo comune per tutti i soggetti insolventi salve specifiche previsioni per determinate tipologie quali, per esempio, le holding.

Addio alle parole “fallito” e “fallimento”.

Si vuole, poi, superare l’antico dogma secondo cui l’imprenditore insolvente è, quasi sempre, considerato anche un soggetto che opera in frode alla legge. Per farlo viene disposta la cancellazione dei termini “fallimento” e “fallito”, per loro stessi implicanti una connotazione negativa, soprattutto quando riferiti alla persona fisica che rappresenta l’azienda.

La crisi come momento fisiologico della vita dell’impresa.

Cercando anche di avere una visione più allineata ai paesi anglo-americani, la crisi viene considerata un momento fisiologico.

Nella nuova ottica che anima l’intera riforma il Legislatore vuole far emergere un’idea che, nel nostro territorio, è considerata un’assoluta novità: è normale che una società, durate il corso della sua esistenza, sperimenti dei periodi di difficoltà e questi non derivano, necessariamente, da colpe dell’imprenditore. Un’impresa può vivere dei periodi negativi per le più svariate ragioni, che nulla hanno a che vedere con la sua gestione, e allora sarà necessario pensare a degli aiuti finalizzati a risanarla e a riportarla in attivo.

Alla base di tutto c’è la considerazione per cui un’impresa salubre fa bene allo stato perché genera reddito e occupazione; una decotta, al contrario, è un male per la società.

Nel prossimo appronfondimento…

La riforma introduce un nuovo istituto, che analizzeremo nel dettaglio nella prossima pubblicazione, e che intitoleremo “le procedure di allerta e di composizione della crisi”.

Lo scopo (come suggerisce il nome) è quello di intercettare in un momento estremamente precoce i segnali di difficoltà allertando, appunto, gli organi competenti al fine di apportare, con tempi e modalità presi in accordo con l’impresa, i necessari aggiustamenti necessari al risanamento.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Elena Andreetta

Addio al fallimento. Ora c’e’ la crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Risparmiatori Traditi: c’e’ il primo Decreto per l’indennizzo.

Finalmente, tre mesi dopo la data prevista dalla Legge Finanziaria, il Governo ha firmato il primo Decreto attuativo, necessario a rendere operativo il Fondo di Indennizzo (F.I.R.) per i risparmiatori traditi e coinvolti nei crack degli Istituti di Credito, tra cui anche Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

Di seguito troverete il testo integrale del provvedimento.(clicca qui)

Scopo principale dell’intervento è di regolare il doppio binario procedimentale per ottenere il ristoro dallo Stato. Nel dettaglio, sono stati distinti gli azionisti/obbligazionisti tra i cd. “sotto-soglia” e i c.d. “sopra-soglia” in base al reddito dichiarato nel 2018. Lo spartiacque è stato individuato nel reddito IRPEF fino a € 35.000,00, oppure nel patrimonio mobiliare inferiore a € 100.000,00.

Ma andiamo ora ad analizzare i passaggi sostanziali del provvedimento in esame.

In primo luogo, è stato confermato che i soggetti autorizzati/risparmiatori, che possono presentare la richiesta di indennizzo, sono: persone fisiche, imprenditori individuali, commercianti, artigiani, società di persone con non più di 10 dipendenti e meno di 2 milioni di fatturato e associazioni a promozione sociale.

Le “violazioni massive”, che danno diritto ad ottenere il rimborso diretto, si identificano ancora nel mancato rispetto di “obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza”.

Il Governo, poi, ha previsto l’ammissione all’indennizzo anche per c.d. operazioni baciate, prassi con cui i titoli sono stati acquistati con denaro finanziato dall’Istituto di Credito.

Per i risparmiatori cd. “sotto-soglia” è previsto un regime agevolato per l’accesso all’indennizzo, poiché per costoro la violazione massiva è considerata “automatica”, sul presupposto che la vendita delle azioni non era adeguata ai reali profili di rischio degli investitori.

La parametrazione dei rimborsi avverrà secondo le modalità già dettate nella Legge di Bilancio e cioè considerando il costo di acquisto, con un ristoro del 30 % per le azioni e del 95% per le obbligazioni subordinate, in ogni caso, fino a un tetto massimo di € 100.000,00.

Oltre ai risparmiatori e ai loro eredi (muniti di idonea documentazione accertativa della loro qualità) potranno accedere al F.I.R. anche i familiari, i conviventi o i parenti entro il secondo grado, a cui i titoli siano stati regolarmente ceduti (anche in questo caso, presentando la relativa documentazione).

Nonostante il passo avanti, però, è necessario attendere ancora.

Le modalità di presentazione delle richieste, infatti, saranno disciplinate nel secondo Decreto, che nominerà anche la Commissione di nove membri chiamata a vagliare le istanze.

A ciò si aggiunga che la Consap avrà 20 giorni di tempo, dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento in esame, per aprire il portale telematico, attraverso cui inoltrare le domande e da quel momento dovranno decorrere ulteriori 45 giorni prima di poter procedere con i relativi depositi.

Lo Studio Legale RZLEX provvederà tempestivamente a pubblicare, sul proprio sito, ogni ulteriore aggiornamento.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Elena Andreetta

Risparmiatori Traditi: c’e’ il primo Decreto per l’indennizzo.

Banca Valsabbina: l’Arbitro Consob pubblica nuove condanne a favore dei “risparmiatori traditi”.

Banca Valsabbina ancora condannata dall’Arbitro per le Controversie Finanziarie, che, nella seduta dell’10 aprile 2019, ha dichiarato l’obbligo per l’istituto finanziario di corrispondere  ad altri due propri azionisti un importo pari al controvalore dell’investimento, rivalutato e maggiorato degli interessi legali, detratto, tuttavia, il valore attuale marginale dei titoli ancora in portafoglio.

Le decisioni, emesse in favore di clienti dello Studio Legale RZLEX, si pongono sulla stessa linea già tracciata dalla decisione pronunciato qualche giorno fa e (cliccando qui) troverete il relativo commento.

Anche in questi casi, nei ricorsi è stato imputato alla Banca il mancato rispetto degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza nel momento dell’acquisto dei titoli, comprati nella convinzione che si trattasse di un investimento sicuro. Invece, a partire da settembre 2016, le azioni della Banca Valsabbina hanno subito una drastica diminuzione del loro valore, con difficoltà o addirittura impossibilità di realizzo.

Nonostante le difese approntate da Banca Valsabbina nel corso del procedimento, gli Arbitri ha ritenuto che la Banca non ha verificato l’adeguatezza degli investimenti proposti al profilo di rischio “basso” degli acquirenti, omettendo di fornire informazioni con riferimento alla natura illiquida del prodotto in questione.

Il Collegio ha rilevato che Banca Valsabbina non ha fornito la benchè minima prova di aver assolto i propri obblighi di legge nello svolgimento della sua funzione di intermediario, non avendo indicato gli opportuni “strumenti informativi sull’andamento degli scambi, sulla misura e la frequenza delle negoziazioni delle azioni … di propria emissione”.

A causa della mancata dovuta consulenza, i clienti hanno scaturito scelte di investimento inconsapevoli, acquistando azioni ritenute realizzabili in qualunque momento, in realtà “assenza di un efficiente e continuo sistema di cambio”.

Il termine per il pagamento  delle somme è stato fissato, in entrambi i casi, in trenta giorni dalla ricezione della decisione.

Lo Studio Legale, che sta attendendo altre pronunce nei già radicati contenziosi contro Banca Valsabbina, è a disposizione per informazione da richiedersi presso la sede di Conegliano.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Elena Andreetta

Banca Valsabbina: l’Arbitro Consob pubblica nuove condanne a favore dei “risparmiatori traditi”.

Reddito di partecipazione dell’accomandante: niente presunzioni per il socio estraneo alla gestione.

Nessuna presunzione di distribuzione di utili in capo al socio accomandante. Ad affermarlo è la sentenza 522/25/2019 della CTR Lombardia (Presidente Frangipane, Relatore Vicini).
La vicenda è scaturita da un’imponente indagine a raggera, su un gruppo di società con sedi nel territorio della provincia di Brescia, condotta ancora nel lontano ottobre 2012, dalla Guardia di Finanza. Gli accertamenti si sono conclusi con la contestazione di falsa fatturazione, anche nei confronti di una delle società s.a.s. del gruppo e dei due suoi soci, l’uno accomandante l’altro accomandatario e legale rappresentante.
Ne è conseguita poi la notifica, da parte dell’Agenzia delle Entrate, di plurimi avvisi di accertamento, per svariati milioni di euro, sia in capo alla società s.a.s. che ai soci, per l’omesso versamento di Iva, Irpef, Irap e addizionali regionali e comunali, relativamente alla presunta distribuzione degli utili societari, derivanti dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti e realmente mai incassate.
Il caso è stato seguito, sin dall’inizio, dall’Avv. Romina Zanvettor, con studio in Conegliano (TV) (clicca qui), che ha proposto ricorso in Commissione Tributaria Provinciale, in favore del socio accomandante, totalmente estraneo alla vicenda.
Nel processo non si sono costituiti né la società s.a.s., né il socio accomandatario.
Nonostante le strenue difese del ricorrente e le prove documentali versate in atti, la sentenza di primo grado ha visto respinte le richieste del socio accomandante, con condanna al pagamento di quanto già indicato negli avvisi di accertamenti e ammontante a oltre sei milioni di euro.
Il contribuente, allora, è ricorso in appello, evidenziando, in modo ancora più tranciante, la sua assoluta estraneità alla gestione della società s.a.s. e, conseguentemente, ai fatti oggetto di contestazione, comprovata anche dalle risultanze della Guardia di Finanza, che non lo avevano mai citato come soggetto responsabile dei delitti ascritti e poi deferiti alla Procura della Repubblica di Brescia.
I Giudici di secondo grado hanno accolto le argomentazioni del socio accomandante e hanno riformato la sentenza della CTP, dichiarando illegittimi gli avvisi di accertamento impugnati, ai fini Irpef, in capo al socio accomandante.
A poco sono servite le controdeduzioni dell’Ente impositore, nella parte in cui ha richiamato, a suffragio della propria posizione, all’art. 5 del T.U.I.R., laddove recita che “i redditi delle società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili”.
La Commissione Tributaria Regionale, nella propria sentenza, ha rilevato che la società s.a.s. c.d. “cartiera” era, in realtà, gestita da un amministratore di fatto e che il socio accomandatario altro non era che un prestanome, ingaggiato dal primo.
Mentre il ricorrente è stato ritenuto del tutto estraneo alle dinamiche sociali, perché impossibilitato a esercitare un effettivo potere di controllo sulla società s.a.s. e perché non aveva mai percepito proventi della società s.a.s.., come attestato dalle perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza e dagli estratti conto bancari.
Peraltro, soltanto l’amministratore di fatto e il socio accomandatario sono stati rinviati a giudizio dalla Procura della Repubblica di Brescia, per il reato di emissione di fatture inesistenti (art. 8 Dlgs. 74/2000).
Il socio accomandante, invece, non è stato imputato in alcun processo penale.
La CTR, quindi, ha statuito in materia un nuovo e fondamentale principio di diritto: la presunzione legale di percezione degli utili dettata dall’art. 5 del T.U.I.R. è da ritenersi superata, allorquando nel giudizio risulti debitamente dimostrata l’estraneità del socio alla gestione di società di persone.
A seguire potrete trovare il testo completo della sentenza (clicca qui).

Lo Studio Legale RZLEX è a disposizione per consulenza ed assistenza in materia.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Elena Andreetta

 

Reddito di partecipazione dell’accomandante: niente presunzioni per il socio estraneo alla gestione.

L’azienda di padre in figlio. Il patto di famiglia.

Dalle stime pubblicate recentemente dal Sole 24 Ore emerge chiaramente come meno di un terzo delle società italiane sopravvive alla seconda generazione e di queste, un’ulteriore metà, scompare tra la seconda e la terza, senza considerare che circa l’80% degli imprenditori percepisce la continuità aziendale come un problema.

Nel nostro paese, inoltre, il 95% delle imprese conta meno di 10 addetti e il numero di imprenditori con più di 60 anni è pari al 43% del totale. Queste cifre ben possono far comprendere la centralità e la delicatezza di un problema quale quello del passaggio generazionale, che segna un momento cruciale per le sorti di questi soggetti giuridici.

Le ragioni di tutto ciò sono da ricercarsi, principalmente, in motivazioni di ordine psicologico che spingono l’imprenditore a procrastinare nel passaggio di consegne, fino al momento in cui lo stesso non risulti inevitabile con la conseguenza che, spesso, la scelta non risulta adeguata.

A questo si affianca anche un’ulteriore criticità, ovvero la circostanza per cui le capacità imprenditoriali/manageriali non hanno natura ereditaria e pertanto, non è necessariamente vero che tutti i discendenti del medesimo imprenditore sono capaci di seguirne adeguatamente le orme.

Orbene, detto questo, veniamo ad analizzare quella che è stata la soluzione adottata dal legislatore per ovviare alle problematiche suesposte.

Con la Legge n. 55 del 14 febbraio 2006, è stato introdotto l’art. 768bis del codice civile disciplinante il nuovo istituto denominato “patto di famiglia”, ovvero il “contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti”.

Fino a questo momento, nel nostro paese, era pretermesso – visto il divieto imposto per la stipula dei patti successori – di disporre della propria successione con mezzi diversi dallo strumento testamentario. Testamento che, tuttavia, si rivelava inadeguato, per la finalità in questione, sotto un duplice profilo:

  • non impediva che, al momento dell’apertura della successione, si verificassero conflitti familiari tali da comportare lo sgretolamento del patrimonio aziendale,
  • risultava tutt’altro che teorico il rischio di incorrere in impugnazioni dell’atto di ultime volontà, a causa del mancato rispetto della quota di legittima.

Con il patto di famiglia queste eventualità sono risultate superate, attraverso tutta una serie di accorgimenti da assumere in fase di costituzione e con un onere specifico posto sulle spalle del figlio assegnatario dell’impresa o delle quote societarie.

Ma analizziamo, ora, con ordine quelli che sono gli oneri e i doveri da assolvere, affinché la successione generazionale sia valida.

In primo luogo, la Legge impone il rispetto delle disposizioni in materia di impresa famigliare e della normativa societaria in tema di trasferimento delle quote sociali, per tale ragione, di volta in volta, è necessario valutare se il negozio in questione è libero, ovvero se è necessaria l’autorizzazione da parte della compagine sociale.

L’atto, poi, deve essere redatto per atto pubblico a pena di nullità, ossia davanti ad un notaio e, qualora non siano presenti anche tutti gli altri legittimari (cioè tutti coloro che sarebbero chiamati come eredi, se il quel momento si aprisse la successione) è, altresì, doveroso allegare una relazione, redatta da un esperto, in cui sono descritti tutti i beni ed il relativo valore.

Alla sottoscrizione dell’atto costitutivo del patto di famiglia, però, deve seguire un ulteriore passaggio, a carico del discendente che si è visto assegnare la società o le quote partecipative: questo, infatti, sarà tenuto a liquidare gli altri legittimari (quali per esempio: gli eventuali fratelli e l’altro genitore) in proporzione alla loro quota di legittima, con la precisazione, tuttavia, che questa non sarà calcolata sulla base dell’intero patrimonio del genitore-donante, ma solamente sul valore dell’azienda e dei suoi beni.

Concludendo, dunque, lo strumento giuridico in commento ha la funzione di permettere all’imprenditore, quando è ancora nel pieno delle proprie capacità psico-fisiche, di scegliere a chi tramandare la propria azienda (o le proprie partecipazioni sociali), aumentando esponenzialmente le possibilità di sopravvivenza.

Possibilità che crescono anche perché, indicando anticipatamente il proprio erede designato, il capo-famiglia potrà, inoltre, fargli da mentore affiancandolo nei primi periodi alla guida dell’impresa e iniziandolo all’attività manageriale gradualmente.

Infine, come sopra già accennato, in questo modo, si evitano tutte quelle che sono le controversie, molto comuni, che si instaurano al momento della morte dell’imprenditore quando questo non ha precedentemente indicato le sue volontà in ordine alle sorti dell’azienda, ovvero lo ha fatto ma senza il rispetto di quelle che sono le disposizioni dettate in materia di successione legittima.

L’Avv. Romina Zanvettor, presso la sua sede di Conegliano (clicca qui), fornisce servizi di consulenza e/o assistenza a coloro che dovessero essere interessati all’argomento.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Elena Andreetta

L’azienda di padre in figlio. Il patto di famiglia.

Conto Arancio: sospesa la possibilità di aprire nuovi conti correnti.

Brutte notizie per il colosso bancario Ing Direct, di cui fa parte Conto Arancio, che attualmente risulta essere oggetto di investigazioni a carattere transnazionale.

A seguito, infatti, di un’indagine condotta, tra gli altri, da Bankitalia è emersa un’imponente serie di truffe poste in essere in vari paesi dell’Unione Europea.

Lo schema del raggiro era sempre il medesimo: su piattaforme, quali – per esempio – Amazon ed Air B&B, del tutto ignare della cosa, venivano pubblicati annunci per la vendita di prodotti o per l’affitto di immobili. Agli acquirenti/affittuari veniva, poi, chiesto di procedere al pagamento per il tramite di bonifico bancario in conti correnti accesi proprio presso l’Istituto olandese, il tutto bypassando i sistemi di sicurezza predisposti per far fronte a queste tipologie di illeciti.

Ad indagare, ora, è la Procura di Milano che si è attivata dopo l’arrivo di tutta una serie di Ordini di indagine europei (in acronimo: Oei).

Gli importi delle truffe non erano particolarmente rilevanti, tuttavia a far scattare l’allarme è stata la serialità dei comportamenti scorretti.

Al momento, si ipotizza il reato di riciclaggio, e – stando a quanto riportato dal Sole 24 Ore – non sembra azzardato pensare anche ad una responsabilità oggettiva della Banca a causa delle falle nei suoi sistemi di antiriciclaggio emerse in occasione dell’ispezione condotta nei mesi passati da Banca d’Italia.

A seguito di questi controlli, l’Ente ha, recentemente, comunicato di aver vietato l’apertura di nuovi conti correnti su Conto Arancio, visto che i sistemi di segnalazione (c.d. red flag) predisposti per impedire i reati in commento non si sono attivati.

È opportuno ribadire, tuttavia, che per coloro che sono già clienti non sono stati presi provvedimenti di sorta, le loro linee contrattuali mantengono completa operatività e non ci sono rischi per i depositi dei risparmiatori, i quali possono considerarsi del tutto indenni dalle vicende di questi giorni.

Lo Studio Legale RZLEX, presso la sua sede di Conegliano (clicca qui), è a disposizione per tutelare gli interessi di eventuali soggetti che dovessero ritenere di essere incorsi nel raggiro in esame.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Elena Andreetta

Conto Arancio: sospesa la possibilità di aprire nuovi conti correnti.

Banca Valsabbina condannata dall’Arbitro Consob al risarcimento del “Risparmiatore Tradito”.

Nella seduta del 18 marzo 2019, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie ha accolto il ricorso presentato da un azionista bresciano, nei confronti Banca Valsabbina, dichiarando l’Intermediario, tenuto a corrispondere all’azionista un importo pari al controvalore investito, oltre a interessi e rivalutazione monetaria, detratto il valore attuale dei titoli permasti in portafoglio e delle somme in cassate nel tempo, a titoli di dividendo.

Il ricorrente, difeso dall’Avv. Romina Zanvettor, esperta di diritto bancario con studio in Conegliano (TV), (clicca qui) aveva censurato l’inadempimento di Banca Cooperativa Valsabbina agli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza nella prestazione del servizio di consulenza, con riferimento ai propri investimenti in titoli azionari del medesimo istituto, effettuati sino al 2015, epoca precedente alla perdita di valore del titolo stesso, a seguito della sua quotazione sul mercato Hi-Mtf (sistema scambi attivato in data 18.07.2016).

L’Arbitro, dopo aver esaminato la documentazione in atti, ha ritenuto che la Banca, in concomitanza alle operazioni di acquisto titoli del Cliente non ha mai espletato alcuna valutazione di adeguatezza, mancando altresì di fornire il set informativo parametrato al profilo del Cliente e alla natura del titolo illiquido, secondo quanto invece previsto dall’art. 21 del T.U.F.

Il Collegio esplicitamente ha ritenuto che: “Gli specifici obblighi informativi incombenti sugli intermediari nel rapportarsi con la propria clientela si inseriscono, infatti, in un quadro normativo la cui pietra angolare risiede proprio nella capacità di servire al meglio gli interessi del singolo cliente, adattando la prestazione erogata in ragione delle specifiche caratteristiche (esperienza, conoscenza, obiettivi di investimento, situazione patrimoniale) del contraente”.

Accertata così la responsabilità dell’Intermediario, con riguardo alle carenze informative e comportamentali e sotto il profilo risarcitorio del danno, ne è conseguita la diretta condanna, fissando il termine per l’esecuzione in trenta giorni.

Lo Studio legale dell’Avv. Romina Zanvettor, che da qualche anno sta seguendo plurimi contenziosi contro Banca Valsabbina, (clicca qui) per illegittima intermediazione finanziaria, resta in attesa di prossime favorevoli decisioni dell’ACF.

Avv. Romina Zanvettor

Banca Valsabbina condannata dall’Arbitro Consob al risarcimento del “Risparmiatore Tradito”.