Archivio mensile giugno 2019

Risparmiatori traditi: pubblicato in gazzetta ufficiale il testo del primo decreto attuativo.

A un mese dall’annuncio del ministro Tria e a quasi quattro e mezzo dalla data originariamente prevista dalla Legge di Stabilità, è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il primo decreto attuativo relativo al Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR). (clicca qui)

Sono rimaste invariate le percentuali di rimborso e il tetto massimo dei 100.000 euro per ciascun risparmiatore (che avevamo già illustrato nel dettaglio nel nostro precedente contributo (clicca qui); sono variati, però, i limiti di reddito per poter rientrare nella categoria dei cosiddetti “privilegiati” che avranno diritto al rimborso “automatico”.

Nelle versioni precedenti la soglia dei 35.000,00 € si riferiva all’ISEE, ora, invece si deve fare riferimento all’imponibile IRPEF (che si trova nella dichiarazione dei redditi), con il conseguente aumento del numero dei soggetti che godranno del beneficio.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (in seguito, anche MEF) ha declinato, poi, le modalità di presentazione delle istanze di ristoro, indicando tutta la documentazione necessaria per poter ottenere una risposta positiva dalla Commissione incaricata.

Oltre ai tutti i documenti indentificativi del soggetto richiedente, è necessario produrre le prove dell’acquisto degli strumenti finanziari e il relativo prezzo pagato. A tal fine, la norma prevede che gli istituti di credito forniscano, senza alcun onere per il risparmiatore, tutto il materiale entro il termine di 30 giorni.

Le principali “violazioni massive”, ossia di quei comportamenti che danno diritto a ottenere il risarcimento, da accertare attraverso il deposito di “documentazione bancaria o amministrativa o giudiziale” sono state così individuate:

  1. la vendita o il collocamento di azioni od obbligazioni subordinate da parte dello stesso istituto emittente, senza informare adeguatamente l’acquirente sulla natura dell’operazione;
  2. il procedere alla realizzazione di quanto sopra, erogando contestualmente linee di credito anche a soggetti diversi dal risparmiatore, ma a lui collegati. In questo caso non assume rilevanza la circostanza per cui il controvalore degli strumenti risulti anche significativamente inferiore rispetto all’entità dei finanziamenti;
  3. la carente informazione o profilatura della clientela (cd. Mi-Fid);
  4. la variazione in aumento del profilo di rischio assegnato al privato contestualmente, o in prossimità, dell’operazione di vendita o di collocamento;
  5. il disinvestimento di strumenti di capitale non emessi dall’intermediario, ma già presenti sul conto titoli, in tempi di poco anteriori all’acquisto di azioni od obbligazioni emesse dalla Banca;
  6. la produzione, pubblicazione e/o divulgazione di dati fuorvianti per l’investitore in relazione alla situazione economica, patrimoniale o finanziaria dell’Istituto di Credito.

Sicuramente, questo è un primo passo verso il ristoro dei danni subiti dai risparmiatori traditi dalle banche, ma, purtroppo, bisogna attendere ancora. Manca, infatti, all’appello il secondo decreto attuativo, quello di nomina della Commissione tecnica, e la Consap (ovvero l’ente gestore per l’inoltro delle domande) deve predisporre la piattaforma informatica che fornirà agli utenti tutte le informazioni sugli adempimenti da svolgere. Le attività, stando alla lettera del decreto, si dovrebbero completare nell’arco dei prossimi 20 giorni.

Ora, sarà necessario prestare particolare attenzione a quanto avverrà in Parlamento perché, al momento, sono al vaglio delle forze politiche alcuni possibili correttivi da introdurre con il Decreto Crescita. In particolare, con uno di questi si vorrebbe concedere una corsia preferenziale a coloro che hanno diritto a un ristoro inferiore a 50mila euro.

Lo Studio Legale provvederà a pubblicare tempestivamente ogni aggiornamento e a tenere informati i propri clienti.

Avv. Romina Zanvettor

Risparmiatori traditi: pubblicato in gazzetta ufficiale il testo del primo decreto attuativo.

Tremonti Ambiente e Conto Energia: il TAR cambia rotta e ammette il cumulo.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, cambiando completamente il proprio precedente orientamento tenuto da sempre, ha sancito la possibilità di cumulare i benefici della Tremonti Ambiente con le tariffe incentivanti del III, IV, e V Conto Energia, così tutelando la prevalenza del “legittimo affidamento”, posto alla base dell’iniziativa imprenditoriale dedicata alla produzione di energia da fonti fotovoltaiche.

Quella dei giorni scorsi è una svolta tanto auspicata quanto dovuta, arrivata con due sentenze di portata dirompente (che qui troverete in versione integrale: numero 6784 e 6785).

Nella sostanza è stato dichiarato illegittimo il provvedimento del GSE che ha imposto ai Soggetti Responsabili un termine per comunicare, all’Agenzia delle Entrate, la scelta di mantenere l’incentivo percepito ovvero i benefici della Tremonti Ambiente.

Più nel dettaglio, la Legge n. 388 del 2000 prevedeva di poter escludere gli investimenti ambientali dalla formazione del reddito imponibile, il tutto ai fini delle imposte sui redditi. Tale disposizione era stata, poi, abrogata a far data dal 26 giugno 2012.

Il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), a seguito di ciò, ammetteva la cumulabilità della detassazione ambientale con i benefici del solo II Conto Energia a condizione che questi non superassero la soglia del 20% dell’intero costo dell’investimento. Ne conseguiva, pertanto, l’esclusione della cumulabilità per il Terzo, Quarto e Quinto Conto Energia.

Una soluzione di tal fatta derivava da un’interpretazione strettamente formalistica dei decreti istitutivi dei Conti Energia, che non contemplavano la detassazione per gli investimenti ambientali tra quelli cumulabili.

Il Giudice Amministrativo, con le nuove pronunce, ha accolto le censure dei ricorrenti e hanno fondato la loro decisione affermando “l’esigenza di garantire il rispetto dei principi di sicurezza giuridica e di certezza del diritto, posti a fondamento della tutela del legittimo affidamento dei titolari delle iniziative imprenditoriali” per poter “convalidare l’impostazione opposta a quella propugnata dal Ministero, risultando lecito escludere il “tenore derogatorio” di una previsione, quale quella in esame, diretta a salvaguardare tali pregresse iniziative”.

Pertanto, da oggi, i soggetti interessati non saranno più costretti a rinunciare al beneficio fiscale già goduto, mantenendo contemporaneamente le tariffe incentivanti in corso di erogazione.

Avv. Romina Zanvettor

Tremonti Ambiente e Conto Energia: il TAR cambia rotta e ammette il cumulo.