Banche decotte: il Tribunale di Ancona condanna al risarcimento la società di revisione.

Banche decotte: il Tribunale di Ancona condanna al risarcimento la società di revisione.

Novità potenzialmente dirompenti si stagliano all’orizzonte delle vicende susseguenti ai crack delle Banche italiane, dichiarati negli anni scorsi e relativi non solo a Veneto Banca e a Banca Popolare di Vicenza.

Il Tribunale di Ancona, con la sentenza n. 331 del 20 febbraio 2019, pubblicata qualche giorno fa, ha – per la prima volta – condannato al risarcimento del danno cagionato al risparmiatore, la società di revisione PricewaterhouseCoopers (PwC), che aveva approvato i bilanci dell’istituto di credito, poi caduto in rovina.

Più precisamente, il privato aveva sottoscritto, nel corso del 2012, un ingente numero di azioni ordinarie su invito dell’allora Banca Marche S.p.A. al prezzo di 0,85 € cadauna. A seguito delle note vicende il valore dei titoli era stato completamente azzerato comportando una perdita di qualche centinaia di migliaia di euro per il risparmiatore, così tradito.

I Giudici, nell’analizzare la complessa vicenda portata alla loro attenzione, hanno posto un accento particolare sull’art. 94 del Testo Unico della Finanza (TUF) disciplinante, in modo specifico, la responsabilità da prospetto, da riferirsi non solo alla banca emittente, ai Presidenti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale ma, altresì, alla società di revisione.

A quest’ultima, in particolare, si è imputato di aver espresso – nelle proprie relazioni – “un giudizio senza rilievi in ordine ai bilanci ed alle relazioni finanziarie” della Banca sopra citata; relazioni che, successivamente, sarebbero confluite, in un primo momento, nei bilanci di esercizio e, in un secondo momento, nel prospetto comunicato al risparmiatore al momento della sottoscrizione delle azioni.

La responsabilità per la veridicità di quanto contenuto nelle predette certificazioni – poi tradotte nel prospetto, ed emesse della Società di Revisione, a parere del Collegio Giudicante è derivata dalla disposizione legislativa di cui all’art. 96 TUF. Detta norma dispone, infatti, che “l’ultimo bilancio e il bilancio consolidato eventualmente redatto dall’emittente sono corredati dalle relazioni di revisione nelle quali un revisore legale o una società di revisione legale iscritti nel registro tenuto dal Ministero dell’economia e delle finanze esprimono il proprio giudizio. L’offerta avente ad oggetto prodotti finanziari diversi dagli strumenti finanziari comunitari non può essere effettuata se il revisore legale o la società di revisione legale hanno espresso un giudizio negativo ovvero si sono dichiarati impossibilitati ad esprimere un giudizio”.

Ne è conseguito che, per il risparmiatore è stato sufficiente provare, in sede di giudizio, la sola esistenza del nesso causale esistente tra il danno occorsogli e la condotta tenuta dalla banca, oltre che dai suoi organi di controllo e certificazione.

Solo un monito giunge, infine, dall’importante decisione in commento. Sarà d’obbligo porre particolare attenzione al regime prescrizionale della vicenda. Il diritto a chiedere il risarcimento del danno nei confronti della società certificativa, infatti, si esaurisce nel termine ultimo di 5 anni dalla pubblicazione del prospetto. Con l’unica eccezione per cui il danneggiato potrà far valere i suoi diritti successivamente a tale termine solamente laddove riesca a provare che ha appreso la falsità delle informazioni nei due anni anteriori all’esercizio dell’azione giudiziaria.

Cliccando qui potrete consultare il testo integrale della sentenza in commento.

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Avv. Romina Zanvettor

Avv. Elena Andreetta

Banche decotte: il Tribunale di Ancona condanna al risarcimento la società di revisione.

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