Errata segnalazione alla Centrale Rischi: l’imprenditore deve provare il danno subito.

Errata segnalazione alla Centrale Rischi: l’imprenditore deve provare il danno subito.

E se la Banca sbaglia ad indicare un imprenditore quale “cattivo pagatore”? Il risarcimento del danno non è automatico. Parola della Corte di Cassazione.

E’ dell’8 gennaio 2019 l’ordinanza della Corte di Cassazione che decreta l’onere di provare il danno in capo all’imprenditore, erroneamente segnalato quale “cattivo pagatore”, nelle richieste di ristoro avanzate nei confronti dell’istituto di credito artefice dello sbaglio. Di seguito potrete trovare il testo integrale dell’ordinanza n. 207/2019 (clicca qui).

Come noto, qualora un correntista (sia esso una persona giuridica ovvero una persona fisica) non dovesse rivelarsi capace di adempiere agli obblighi economici intercorrenti con il proprio istituto di credito, questo potrà provvedere a segnalare il soggetto alla Centrale Rischi Finanziaria (CRIF) che lo bannerà quale “cattivo pagatore”. Ovviamente, da tale qualifica discendono tutta una serie di importanti conseguenze che possono andare a segnare, talvolta anche profondamente, quelle che sono le sorti del correntista medesimo; una su tutte: la successiva mancata concessione di tutte quelle forme di credito classiche offerte dalle banche (mutui, fidi, etc.).

Ma torniamo a noi. Anche le Banche sbagliano e, se per errore dovessero fare una segnalazione non corretta, per il risparmiatore si apre tutta una serie di possibilità per adire l’Autorità Giudiziaria affinché determini e liquidi quelli che sono i danni derivanti dai fatti suesposti.

La Suprema Corte, tuttavia, pone dei limiti in ordine alla necessità di provare, oltre all’ingiustizia subita (e quindi il fatto che la segnalazione fosse errata), anche l’effettivo danno arrecato al soggetto oggetto di iscrizione dei registri CRIF.

L’accertata violazione nell’utilizzo dei dati personali del cliente, erroneamente “additato” dall’istituto di credito, non lo solleva – tuttavia – dal dover dimostrare sia l’esistenza della lesione, sia il suo ammontare, oltre a dover offrire tutti i mezzi di prova atti alla quantificazione del medesimo.

Gli Ermellini, quindi, nel caso in esame, dove a chiedere il ristoro era una s.n.c., hanno confermato in ogni sua parte quanto già statuito dal Giudice di prime cure il quale, in via preliminare, aveva negato un qualsivoglia danno patrimoniale (da considerarsi nella doppia veste di danno emergente e lucro cessante) stante la mancanza di prova e, successivamente, aveva riconosciuto un danno non patrimoniale calcolato, però, su base equitativa.

Tale ultima voce, è stata riconosciuta vista la responsabilità della Banca, colpevole di non aver rispettato gli obblighi derivanti dal Codice della Privacy e dal Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi, non avendo comunicato alla società l’imminente registrazione dell’informazione negativa all’interno del sistema informatico.

Avv. Romina Zanvettor

Errata segnalazione alla Centrale Rischi: l’imprenditore deve provare il danno subito.

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