Il caso del mese: vessatorieta’ delle clausole contenute nell’appendice di un contratto di Leasing finanziario

Il caso del mese: vessatorieta’ delle clausole contenute nell’appendice di un contratto di Leasing finanziario

Il fatto: una società di gestione di impianti per l’energia alternativa, che chiameremo Alfa, ha sottoscritto un contratto di locazione finanziaria a tasso variabile con Beta, società di locazione finanziaria, per l’acquisto di un impianto fotovoltaico. In una delle Appendici del contratto, nemmeno firmata, è stata anche inserita una clausola limitativa di indicizzazione, che prevede il ricalcolo in diminuzione sino a un massimo di tre punti percentuali rispetto all’indice base di riferimento.

Ebbene, mentre nel primo periodo la società Beta provvede, attraverso note di credito, a restituire ad Alfa interamente le somme totali risultanti dalla variazione % del tasso Euribor, dopo un anno circa, la società concedente inizia, sulla scorta della clausola summenzionata, a ricalcolare in diminuzione fino a un massimo di 3 punti percentuali, trattenendo, pertanto, una percentuale della variazione del tasso Euribor.

A seguito di una verifica, Alfa apprende di tale situazione e si avvede che, per effetto dell’appilcazione di questa clausola, Beta ha trattenuto, per mancato rimborso per indicizzazione del tasso d’interesse sopra i 3 punti percentuali, una ingente somma.

Come può tutelarsi Alfa?

Le contestazioni in diritto sono tre.

1) Mancanza di sottoscrizione dell’Appendice del contratto di locazione finanziaria.

Il contratto va considerato in ogni sua parte e, quindi, si deve tenere conto anche delle condizioni generali e degli allegati che formano l’insieme unitario dello stesso. In particolare, per “allegato” o “appendice” costituente parte integrante del testo principale, si intende ogni documento che non assume il ruolo di mero dettaglio rispetto al contenuto principale, ma, anzi, diviene esso stesso una scrittura principale collegata al primo da un rapporto di interdipendenza. In questo caso, dunque, il testo contrattuale va valutato nella sua interezza.

Nei contratti formali, ogni parte del contratto complessivo e quindi anche la sua appendice, deve rivestire la medesima forma prevista ex lege per il contenuto principale collegato e, nel caso in cui difetti del requisito suddetto richiesto, non può che ritenersi nulla.

Sebbene il contratto di locazione finanziaria (c.d. “leasing”) non sia di per sè soggetto a speciali vincoli formali, la necessità di adottare la forma scritta ad substantiam si palesa in relazione allo specifico oggetto della negoziazione, in combinazione con l’aspetto relativo alla durata: in tali casi dovrà applicarsi la regola generale dei contratti di locazione di cui al n. 8 dell’art. 1350 c.c., dovendo, per l’effetto, essere stipulato per iscritto a pena di nullità e anche i pedissequi allegati seguiranno la medesima fattezza.

Nel caso in esame, quindi, l’Appendice del contratto di locazione finanziaria, contenente la clausola di indicizzazione oggetto della vertenza, non essendo stata sottoscritta da Alfa, non attesta validamente la volontà delle parti di aderire e assoggettarsi alle indicazioni ivi contenute e va considerata nulla.

2) Vessatorietà/onerosità della clausola dell’Appendice. 

In ogni caso, la clausola appare notevolmente onerosa per Alfa, potendo la stessa agilmente rientrare nella categoria delle clausole vessatorie. http://www.altalex.com/tag/clausole-vessatorie

La disciplina generale delle clausole c.d. “vessatorie” è prevista dagli artt. 1341 e 1342 c.c. In particolare l’art. 1341, comma 2, c.c., dispone che “in ogni caso non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria“.

La crescente diffusione dei c.d. “contratti per adesionem”, generalmente stipulati con soggetti che offrono i propri servizi a condizioni predeterminate su moduli o formulari, a cui l’altro contraente si limita ad aderire automaticamente mediante una sottoscrizione, ha spinto il legislatore a cercare di sanare questo squilibrio, prevedendo una maggiore tutela nei confronti della parte più debole contrattualmente, soprattutto in considerazione di queste clausole.

Nel caso che ci occupa, l’accordo negoziale tra Alfa e Beta, è stato certamente formalizzato con la modalità sopra descritta, poiché è stato predisposto unilateralmente dalla seconda e Alfa non ha negoziato alcunchè. A nulla rileva che tra le parti sia stato pattuito un indice preciso di riferimento,  dal momento che essa consistite in una mera osservazione di prassi contrattuali delle locazioni finanziarie, ovverosia l’utilizzo, quale indice base di riferimento, l’Euribor/360 3 MESI media del mese precedente.

Infatti, come la Cassazione ha avuto modo di affermare in plurime occasioni: “la predisposizione dell’intero testo contrattuale con clausole uniformi per una pluralità considerevole di rapporti ad opera della parte dominante integra gli estremi della fattispecie disciplinata dall’art. 1342 c.c. dal quale si richiede, per rinvio recettizio al comma 2 dell’art. 1341 c.c., la specifica approvazione per iscritto delle clausole vessatorie”(Cass. Civ., n. 3669/1999). E ancora occorre che “le condizioni generali siano determinate, mediante appositi strumenti (moduli o formulari) in vista dell’utilizzazione per una serie indefinita di rapporti  senza che all’altro contraente sia utilmente consentito di richiedere ed apportare eventuali modifiche” (cfr Cass. n. 3184/2006 e n. 4241/2003).

Non vi è dubbio alcuno, inoltre, che la clausola in essa contenuta, prevedendo un conguaglio della variazione del parametro Euribor fermo a un massimo di tre punti percentuali, determini un forte squilibrio economico tra le parti.

Affinchè una clausola contrattuale possa considerarsi vessatoria o onerosa, infatti, deve comportare l’alterazione del sinallagma contrattuale ed essere riconducibile alle ipotesi di vessatorietà previste dal codice. Sono, cioè, tali quelle clausole contrattuali determinanti uno squilibrio di diritti e obblighi tra i soggetti del contratto.

Sebbene l’art. 1341 c.c., comma 2, abbia carattere tassativo, è ammessa l’interpretazione estensiva per tali categorie, “purchè l’ipotesi non espressamente prevista in detta norma sia accomunata a quelle contemplate dalla medesima ratio, cioè dall’esigenza di tutela del contraente in situazioni per lui sfavorevoli” (ex pluribus: Cass. n. 8062/1987; Cass. n. 14038/2013, Cass. n. 11757/2006, Cass. n. 9646/2006).

Alla luce di ciò, è evidente che il ricalcolo in diminuzione fino a un massimo di tre punti percentuali sia eccessivamente oneroso per Alfa, atteso che, in occasione della sua applicazione, la medesima società si è vista trattenere ingiustificatamente somme elevate.

La nullità di tale clausola, in sostanza, deriva dalla mancanza di bilateralità nella distribuzione del rischio della variazione del costo del denaro: tale clausola realizza un trasferimento senza alcun limite ad Alfa degli andamenti sfavorevoli del mercato, garantendo, per contro, a Beta un indice di redditività dell’operazione derogabile solo e sempre in melius.

3) Mancata specifica approvazione per iscritto e conseguente nullità.

Per poter essere considerate valide e vincolanti nei confronti dell’altro contraente, poi, le clausole vessatorie/onerose abbisognano di una specifica approvazione scritta, a pena di nullità, che attesti la consapevolezza e la volontà della parte contrattualmente debole di assumere un obbligo oggettivamente gravoso: esse, infatti, devono essere tenute distinte dalle altre clausole ed essere indicate precisamente per suscitare l’idonea attenzione del sottoscrittore, non potendo nemmeno ritenersi sufficiente la loro elencazione numerica cumulativa (cfr. Cass. Civ., n. 9492/2012; Cass. Civ., n. 16417/2009; Cass. Civ., n. 4452/2006).

Costituisce, infatti, ormai ius receptum nella giurisprudenza di legittimità il principio secondo cui l’adempimento della specifica approvazione per iscritto delle clausole vessatorie può dirsi assolto solamente in presenza di approvazione specifica, autonoma e distinta dalle altre condizioni contrattuali, che permettano di porre l’attenzione del contraente verso il significato di siffatte clausole a lui sfavorevoli (cfr. Cass. Civ., n. 2970/2012).

Tale esigenza è soddisfatta, in sostanza, quando le modalità poste in essere non rendono difficoltosa la selezione e la conoscenza da parte del sottoscrittore delle clausole suddette e quando le tecniche redazionali scelte risultano idonee a far intendere a questi l’esatto significato di ciò che è chiamato a sottoscrivere.

Nel caso di specie, l’accordo negoziale predisposto unilateralmente da Beta avrebbe dovuto recare la specifica indicazione e sottoscrizione della clausola vessatoria contenuta all’Appendice, in ossequio al disposto dell’art. 1341, comma 2 c.c.. L’assenza del suddetto requisito la rende irrimediabilmente nulla, con conseguente restituzione ad Alfa di quanto indebitamente trattenuto negli anni dalla Beta.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Alessandra Tagliapietra

Il caso del mese: vessatorieta’ delle clausole contenute nell’appendice di un contratto di Leasing finanziario

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