Le nuove frontiere del mercato dell’energia

Le nuove frontiere del mercato dell’energia

Il tema dell’energia, in particolare lo sviluppo e l’implementazione delle rinnovabili, sta fornendo numerosi spunti di discussione per tutti gli esperti del settore.

Negli ultimi mesi, grazie alla spinta comunitaria e, di riflesso, quella nazionale, si sta riattivando un intenso dibattito in materia di energie rinnovabili.

Sono, in particolare, le prospettive future del mercato dell’energia a tenere banco.

Lo scopo delle discussioni in corso non è semplicemente quello di fotografare le tendenze in atto, bensì, soprattutto, quello di concorrere a informare i diversi operatori su tematiche di cui, a oggi, si parla ancora molto poco e, grazie a ciò, partecipare al cambiamento energetico.

Con il presente approfondimento, quindi, riepilogando brevemente alcuni aspetti già trattati in passati contributi, si intende, per quanto possibile, concorrere attivamente a una tale transizione.

È doveroso, in primo luogo, accennare brevemente ai due documenti, uno di matrice comunitaria (Clean energy package) e uno nazionale (SEN 2017), che costituiscono le “Stelle Polari” del futuro percorso energetico intrapreso, non solo dall’Italia, ma, più in generale, da tutti i Paesi membri dell’Unione Europea.

Il Clean energy package (per una sintesi si rinvia al seguente link: http://www.assorinnovabili.it/public/sitoaper/FontiRinnovabili/paper/2017/Sintesi_aR_winter_package_def.pdf) si sostanzia in un pacchetto di proposte legislative presentate a fine 2016 dalla Commissione Europea, il cui spirito è di guidare la produzione energetica verso gli obiettivi 2030 di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, di efficienza energetica e diffusione delle rinnovabili.

In tale ottica, va poi collocata la SEN 2017-2030, ossia la “Strategia Energetica Nazionale” adottata dal Governo italiano lo scorso novembre. Tale documento, in particolare, sancisce una serie di obiettivi che, espressione delle politiche comunitarie, dovranno essere implementati nel nostro ordinamento entro il 2030.

Si ricorda, a esempio, che tra le azioni irrinunciabili delineate dalla Strategia vi sono lo sviluppo delle rinnovabili (su tutte, quelle elettriche), l’impegno politico alla de-carbonizzazione del sistema energetico entro il 2025 e iniziative volte a migliorare efficienza e sicurezza energetica del nostro Pese.

Ebbene, a fronte di tali ambiziosi obiettivi (va ricordato, per la verità, che alcuni operatori del settore lamentano che si “potrebbe fare di più”), ci si è iniziati a interrogare su quali strumenti impiegare per poterli realizzare.

Non v’è dubbio che, in questa prima fase, si sia iniziato a guardare altrove, analizzando e approfondendo alcuni modelli, attualmente sconosciuti o di scarsa applicazione nel nostro sistema, che, come spesso capita, hanno già conosciuto un positivo riscontro in altri Stati dell’Unione Europea.

E infatti, è lo stesso Clean energy package a spingere verso nuove configurazioni dei mercati energetici; nello specifico, essendo stato posto al centro dell’intera struttura il concetto di autoconsumo, si potrebbe sintetizzare che, in futuro, se la svolta dovesse realmente verificarsi, saremo tutti auto-consumatori.

In altre parole, il nuovo assetto dovrebbe caratterizzarsi per il superamento di un mercato accentrato e controllato da poche compagnie elettriche, a favore di una generazione orizzontale, in cui vi sarà un’interazione sempre più forte e diretta tra produttori e consumatori diffusi sul territorio.

A sostegno di ciò, le linee guida del Clean energy package non solo premono per l’eliminazione di oneri e procedure che non siano cost-reflective, ma anche per la nascita di un mercato energetico i cui prezzi non siano più imposti “dall’alto”, bensì vengano liberamente determinati dall’incontro di domanda e offerta.

Grazie a questa visione innovativa, dunque, stanno iniziando ad affermarsi nuove figure in campo energetico: ci si riferisce, in particolare, ai prosumer.

Ebbene, il prosumer è un cliente attivo che consuma energia (la può comprare da solo o in gruppo), la auto-produce all’interno di un’area geografica limitata e può anche accumularla e venderla, a condizione che ciò non sfoci nella sua attività economica principale.

Si precisa, infine, che il prosumer può avere una configurazione tanto individuale quanto collettiva.

Quest’ultima, diffusa prevalentemente all’estero, dove in molti Paesi sta prendendo piede il modello del cd. “condominio elettrico”, in Italia fa molta fatica a imporsi a causa della normativa presente.

Infatti, attualmente, l’unica configurazione possibile è la cd. “one to one”, nel senso che un solo impianto può alimentare una sola utenza; si è, quindi, ben lontani dal dare una soluzione definitiva alla cd. “questione dello sblocco dei sistemi di distribuzione chiusi”, forse anche perché, dicono alcuni esperti, sono ancora eccessivamente sottovalutate le implicazioni positive derivanti dalla condivisione dell’energia generata da un impianto, preferibilmente a fonte rinnovabile, da più utenze di una stessa area.

Sennonché, grazie alla SEN e ad alcune recenti delibere di ARERA, si sta timidamente verificando anche l’apertura verso configurazioni “one to many”, ovvero verso sistemi di distribuzione multiutente, a condizione che non si tratti di utenze domestiche (a esempio, in un centro commerciale oppure zone industriali).

Tale assetto, tuttavia, dovrà parallelamente essere accompagnato da un adeguato sviluppo dei cd. aggregatori, ossia coloro che accorpano l’energia prodotta o consumata da più utenti della rete, con ciò consentendo a tutte quelle utenze che non hanno la possibilità di partecipare al mercato del dispacciamento (perché, ovviamente, incapaci da sole di mobilitare volumi sufficienti di energia), di prendervi parte in quanto aggregate.

Ritornando per un attimo al modello “one to one”, tre sono le modalità essenziali attraverso cui può essere fatto autoconsumo: in primo luogo, il prosumer può essere, al contempo, sia proprietario che gestore dell’impianto. In tal caso, le eccedenze saranno vendute alla rete da quest’ultimo; ancora, l’impianto può essere concesso in locazione operativa dall’investitore o dall’impiantista al prosumer, a cui spetterà di vendere le eccedenze; infine, il prosumer può concedere all’investitore o all’impiantista, a esempio, il tetto per la realizzazione dell’impianto. Sarà l’impiantista (o l’investitore) a vendere l’energia al prosumer (a un prezzo più basso di quella di rete) e, per quanto riguarda la vendita dell’eccedenza, questa avverrà conformemente al contenuto dell’accordo intercorso tra le parti.

Auspicando, per il futuro, una maggiore diffusione del cd. autoconsumo collettivo (ossia delle cd. energy communities), rendendo così effettive nel nostro sistema le linee guida del Clean energy package, va ricordato che fare autoconsumo in Italia è, a oggi, considerato comunque molto vantaggioso: infatti, oltre a non dovere, in tal caso, prelevare energia dalla rete, si consideri, altresì, che l’energia auto-consumata non è soggetta al pagamento di oneri di sistema e dispacciamento in componente variabile, oneri di trasmissione e diffusione in componente variabile e, se produttore e consumatore coincidono, accise.

A tal proposito, tra le novità positive in materia di autoconsumo, non può, infine, non essere menzionata la riforma delle tariffe non domestiche, avvenuta nel dicembre 2017 (con delibere 922 e 923/2017 di ARERA), con la quale si è stabilito che parte prevalente degli oneri di sistema rimane legata alla componente variabile (quella correlata al consumo) della bolletta e, quindi, di fatto, vi è l’esenzione (del pagamento) per la parte dell’energia auto-consumata.

Avv. Romina Zanvettor

Dott. Marco De Nadai

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