Reddito di partecipazione dell’accomandante: niente presunzioni per il socio estraneo alla gestione.

Reddito di partecipazione dell’accomandante: niente presunzioni per il socio estraneo alla gestione.

Nessuna presunzione di distribuzione di utili in capo al socio accomandante. Ad affermarlo è la sentenza 522/25/2019 della CTR Lombardia (Presidente Frangipane, Relatore Vicini).
La vicenda è scaturita da un’imponente indagine a raggera, su un gruppo di società con sedi nel territorio della provincia di Brescia, condotta ancora nel lontano ottobre 2012, dalla Guardia di Finanza. Gli accertamenti si sono conclusi con la contestazione di falsa fatturazione, anche nei confronti di una delle società s.a.s. del gruppo e dei due suoi soci, l’uno accomandante l’altro accomandatario e legale rappresentante.
Ne è conseguita poi la notifica, da parte dell’Agenzia delle Entrate, di plurimi avvisi di accertamento, per svariati milioni di euro, sia in capo alla società s.a.s. che ai soci, per l’omesso versamento di Iva, Irpef, Irap e addizionali regionali e comunali, relativamente alla presunta distribuzione degli utili societari, derivanti dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti e realmente mai incassate.
Il caso è stato seguito, sin dall’inizio, dall’Avv. Romina Zanvettor, con studio in Conegliano (TV) (clicca qui), che ha proposto ricorso in Commissione Tributaria Provinciale, in favore del socio accomandante, totalmente estraneo alla vicenda.
Nel processo non si sono costituiti né la società s.a.s., né il socio accomandatario.
Nonostante le strenue difese del ricorrente e le prove documentali versate in atti, la sentenza di primo grado ha visto respinte le richieste del socio accomandante, con condanna al pagamento di quanto già indicato negli avvisi di accertamenti e ammontante a oltre sei milioni di euro.
Il contribuente, allora, è ricorso in appello, evidenziando, in modo ancora più tranciante, la sua assoluta estraneità alla gestione della società s.a.s. e, conseguentemente, ai fatti oggetto di contestazione, comprovata anche dalle risultanze della Guardia di Finanza, che non lo avevano mai citato come soggetto responsabile dei delitti ascritti e poi deferiti alla Procura della Repubblica di Brescia.
I Giudici di secondo grado hanno accolto le argomentazioni del socio accomandante e hanno riformato la sentenza della CTP, dichiarando illegittimi gli avvisi di accertamento impugnati, ai fini Irpef, in capo al socio accomandante.
A poco sono servite le controdeduzioni dell’Ente impositore, nella parte in cui ha richiamato, a suffragio della propria posizione, all’art. 5 del T.U.I.R., laddove recita che “i redditi delle società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili”.
La Commissione Tributaria Regionale, nella propria sentenza, ha rilevato che la società s.a.s. c.d. “cartiera” era, in realtà, gestita da un amministratore di fatto e che il socio accomandatario altro non era che un prestanome, ingaggiato dal primo.
Mentre il ricorrente è stato ritenuto del tutto estraneo alle dinamiche sociali, perché impossibilitato a esercitare un effettivo potere di controllo sulla società s.a.s. e perché non aveva mai percepito proventi della società s.a.s.., come attestato dalle perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza e dagli estratti conto bancari.
Peraltro, soltanto l’amministratore di fatto e il socio accomandatario sono stati rinviati a giudizio dalla Procura della Repubblica di Brescia, per il reato di emissione di fatture inesistenti (art. 8 Dlgs. 74/2000).
Il socio accomandante, invece, non è stato imputato in alcun processo penale.
La CTR, quindi, ha statuito in materia un nuovo e fondamentale principio di diritto: la presunzione legale di percezione degli utili dettata dall’art. 5 del T.U.I.R. è da ritenersi superata, allorquando nel giudizio risulti debitamente dimostrata l’estraneità del socio alla gestione di società di persone.
A seguire potrete trovare il testo completo della sentenza (clicca qui).

Lo Studio Legale RZLEX è a disposizione per consulenza ed assistenza in materia.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Elena Andreetta

 

Reddito di partecipazione dell’accomandante: niente presunzioni per il socio estraneo alla gestione.

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