SEN 2017-2030: gli spunti in discussione per il perseguimento degli obiettivi

SEN 2017-2030: gli spunti in discussione per il perseguimento degli obiettivi

La Strategia Energetica Nazionale, entrata in vigore lo scorso novembre, è più che mai al centro del dibattito degli esperti del settore.

In particolare, si è sottolineato che gli obiettivi delineati dalla SEN (si pensi, tra i tanti, al solo impegno politico di dismettere le centrali alimentate a carbone al 2025) non sarebbero accompagnati da strumenti idonei a una loro adeguata implementazione entro il 2030.

E, infatti, per quanto concerne l’ambito del fotovoltaico, se è vero che l’Italia è uno dei primi Paesi europei per sviluppo e diffusione di tale tecnologia è parimenti vero che, all’attuale tasso di crescita, non verranno mai raggiunti i target prefissati senza l’accompagnamento di politiche ambiziose e innovative.

Sul punto, molte osservazioni (per un approfondimento del tema si rinvia al seguente link: http://www.solareb2b.it/wp-content/uploads/2018/05/decreto_FER_Italia_Solare.pdf) sono state portate all’attenzione degli organi competenti (Governo, Arera e Gse) in merito al cd. Decreto Fer, non ancora definitivamente approvato, il quale dovrebbe dare una spinta decisiva, nel prossimo futuro, allo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili nel nostro Paese.

A esempio, è stata sottolineata l’assoluta carenza del Decreto in materia di autoconsumo e mobilità elettrica, considerato che non sono stati previsti premi specifici per questi due “meccanismi”.

Ancora, è stata aspramente criticata la mancata previsione, nel Decreto medesimo, di strumenti incentivanti per la rimozione e bonifica dell’amianto.

Da ultimo, per quanto riguarda il tema delle aree agricole, si è chiesto di far rientrare i capannoni agricoli nella lista dei “siti” ove poter installare impianti fotovoltaici incentivati, nonché di individuare, tra le aree agricole, quelle prive di alcuna potenzialità produttiva, quindi tali da poter essere “occupate” da impianti fotovoltaici o altre fonti di produzione di energia pulita, senza perciò compromettere la filiera agro-alimentare.

Le critiche al Decreto Fer, cui si è brevemente accennato, rappresentano soltanto una parte del dialogo in atto, in questi mesi, sulle rinnovabili.

Molti operatori del settore hanno posto l’accento sulla necessità di diffondere, anche nel nostro ordinamento, alcuni strumenti (autoconsumo collettivo, PPA e aggregatori) che, in altri Paesi, sono già stati (sia pure con divergenze di regolamentazione) testati positivamente.

Ciò, in coerenza con la normativa comunitaria del settore (Clean Energy Package) che, senza ombra di dubbio, valorizza, in ottica futura, l’autoconsumo di energia ed il ruolo attivo dei consumatori di energia sui mercati.

Alla luce di questi punti cardine stanno emergendo nuove figure in campo energetico; di particolare rilievo è quella del “prosumer”, ossia colui che, al tempo stesso, è produttore e consumatore di energia.

Questa tendenza in atto, spingendo verso il superamento del vecchio paradigma di mercato, accentrato e controllato da poche grandi compagnie energetiche, ha delineato il solco verso una generazione elettrica “distribuita” e “policentrica”.

Espressione di un tanto è il caso dell’autoconsumo collettivo, a oggi ancora vietato in Italia poiché un solo impianto può servire un solo utente, che in diversi Paesi europei (Austria, Francia, Germania, Portogallo) ha aperto la strada al cd. “condominio elettrico”.

Sul punto, tuttavia, giova rammentare che Arera, da dicembre scorso (delibera del 21 dicembre 2017), ha ampliato le possibilità del cd. autoconsumo, ammettendo, a esempio, che se i terzi consumano energia per esigenze complementari a quelle del cliente finale, ciò vada considerato quale unica utenza e, inoltre, che gli impianti di un condominio in aree condominiali possono essere serviti dalla rete elettrica del condominio medesimo.

E ancora, è la stessa Strategia Energetica Nazionale a sollecitare l’approvazione di normative per consentire sistemi multiutente in aree commerciali e/o industriali, ove l’energia prodotta da un impianto possa essere trasferita a più clienti (purché non si tratti di clienti residenziali).

Facendo un esempio pratico, quindi, seguendo tale ultimo modello, in un centro commerciale, impiegando un unico impianto, oltre alla galleria potrà essere rifornito di energia anche il supermercato.

Inoltre, si è segnalata l’esigenza di una maggior conoscenza dei PPA (Power purchase agreement), ossia contratti a medio/lungo termine (anche 10 anni) con i quali un soggetto produttore vende l’energia prodotta dal proprio impianto a un grossista/trader, il quale, a sua volta, provvede a valorizzarla sul mercato elettrico.

Si è ipotizzato che, a seguito dei primi progetti-test con impianti di medie e grandi dimensioni (nel 2019), il mercato italiano sarà maturo, nel 2020, per numeri importanti anche con impianti di piccole dimensioni, grazie anche alla riduzione dei costi dei componenti fotovoltaici.

Infine, nel 2021, sarà dato avvio alla piattaforma di negoziazione e avverrà la stipula dei primi contratti corporate PPA, che ridurranno anche il rischio di volatilità (dei prezzi) per tutti gli interpreti dei progetti.

Tali schemi contrattuali, si è evidenziato, dovrebbero essere implementati anche con clienti energivori (ossia a valle della filiera).

In questo secondo caso (anche detto PPA in linea diretta) il rapporto di fornitura intercorrerebbe esclusivamente tra il produttore di energia e il consumatore e non verrebbe utilizzata la rete pubblica di trasporto dell’energia.

I principali ostacoli a una loro diffusione sono rappresentati, tuttavia, dalla mancanza di informazione, nel nostro Paese, sui PPA e, inoltre, dal fatto che si è avversi ad una visione cd. “long term”, necessariamente sottintesa alla stipula di queste nuove tipologie di negozio.

Sarà decisiva, a tal proposito, la regia dello Stato, che dovrà considerare la possibilità di incentivare contratti “PPA”, anche attraverso il riconoscimento di sgravi fiscali della stessa durata di un PPA.

Da ultimo, un veloce accenno deve essere fatto con riguardo ai cd. “aggregatori” che, sempre per effetto della spinta comunitaria, potrebbero diffondersi in Italia nei prossimi anni.

Tale figura (un trader oppure un soggetto da esso abilitato), nello specifico, si occuperebbe di combinare i carichi di consumo o l’energia generata da più clienti, per l’acquisto o la vendita di energia nel mercato elettrico e, in particolare, sui mercati dei servizi alle reti (dispacciamento).

Tale innovazione porterebbe con sé numerosi vantaggi: a esempio, proprio perché verrebbero movimentati volumi sufficienti di energia, sarà consentito ai clienti finali, che hanno impianti fotovoltaici e/o impianti di stoccaggio e/o capacità di modulare i propri carichi elettrici, di partecipare al mercato del dispacciamento.

Ovviamente, per importare anche questo modello nel nostro ordinamento, saranno necessarie non solo una conoscenza e informazione adeguate ma, altresì, una forte volontà politica in tal senso.

Avv. Romina Zanvettor

Dott. Marco De Nadai

SEN 2017-2030: gli spunti in discussione per il perseguimento degli obiettivi

Commenta