Veneto Banca: la cassazione conferma il sequestro dei beni dell’ex amministratore delegato Consoli.

Veneto Banca: la cassazione conferma il sequestro dei beni dell’ex amministratore delegato Consoli.

Nuovi sviluppi per la vicenda che ha come protagonisti i vertici di Veneto Banca: la Corte di Cassazione, con una sentenza pubblicata giusto ieri, ha confermato il sequestro preventivo disposto dal Tribunale di Treviso, nei confronti dell’ex amministratore delegato Vincenzo Consoli.

Il provvedimento, irrogato ai fini di una futura confisca per equivalente, aveva ad oggetto – preliminarmente – i beni mobili e immobili del ex vertice dell’istituto di credito e, in un secondo momento, era stato “esteso” anche al conto corrente intestato alla moglie. Il tutto portava a un capitale complessivo di oltre 45 milioni di euro.

La decisione della Suprema Corte (che troverete in versione integrale cliccando qui)si struttura nel modo che segue: in primo luogo gli Ermellini hanno respinto la questione di legittimità costituzionale, sollevata dalla difesa di Consoli, in ordine al comma 2 dell’art. 2641 del codice civile disciplinante proprio la misura della confisca.

A sostegno della propria tesi, gli avvocati dell’ex amministratore delegato avevano poi riportato un precedente dei medesimi Giudici, sulla scorta del quale avevano censurato l’incostituzionalità della norma in esame, in quanto avrebbe portato, necessariamente, all’applicazione di una sanzione sproporzionata rispetto al delitto commesso: le somme effettivamente sottoposte a vincolo, invece di essere calcolate sul prezzo, prodotto o profitto del reato sarebbero state calibrate sulla base dei fondi (decisamente più ingenti) utilizzati proprio per commettere l’illecito medesimo.

Ulteriore precisazione evidenziata dalla difesa aveva riguardato la circostanza per cui tali fondi neppure sarebbero appartenuti al Consoli, provenendo dall’istituto di credito da questo amministrato.

A tal riguardo la Corte di Cassazione, invece, ha posto sotto la lente d’ingrandimento tutta una serie di questioni, dalle quali ha fatto discendere la conferma del provvedimento di sequestro, considerato necessariamente legittimo.

Superato il richiamo giurisprudenziale relativo agli illeciti amministrativi, e non ai reati si è rilevato legittimamente come il Gip trevigiano, nel quantificare i beni da vincolare aveva proceduto a una mera somma algebrica utilizzando, come addendi, i beni utilizzati dal Consoli (e dallo stesso determinati) per porre in essere i delitti di cui ai vari capi di imputazione.

L’indagato, infatti, nelle attività contestate, aveva avuto modo di compiere tutta una serie di operazioni al fine ultimo di ostacolare le attività di vigilanza di Consob e di Banca d’Italia, simulando un apprezzamento del mercato degli strumenti finanziari dell’istituto di credito di appartenenza ed il cui riacquisto era stato garantito dallo stesso Consoli, in nome e per conto di Veneto Banca.

Concludendo, i Giudici di legittimità, hanno respinto anche le doglianze sollevate relativamente alla circostanza per cui i beni sequestrati apparterrebbero al solo Consoli, ovvero a soggetti a lui riconducibili (nella fattispecie il conto corrente intestato alla moglie) e non a Veneto Banca. Ebbene, con riferimento a questo aspetto la Corte ha evidenziato chiaramente come la banca, dalle condotte poste in essere dal suo ex amministratore delegato, non ha mai ottenuto alcun vantaggio; anzi, così operando, il dissesto sarebbe diventato ancora più profondo portando, infine, alle note conseguenze.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Elena Andreetta

Veneto Banca: la cassazione conferma il sequestro dei beni dell’ex amministratore delegato Consoli.

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