Archivio mensile gennaio 2020

Veneto Banca insolvente

Mentre a Verbania continua il processo per truffa iniziato i primi di dicembre del 2019, in Veneto la Corte d’Appello di Venezia ha confermato il 24 dicembre 2019 l’insolvenza di Veneto Banca dichiarata dal Tribunale di Treviso nel giugno dell’anno scorso.
La principale conseguenza di questa decisione è stata quella per cui si è aperto un procedimento di bancarotta, fondato sulla mala gestione, che comportò un grande depauperamento e la totale dissipazione del patrimonio, e sulle baciate.
La Procura di Treviso aveva considerato inizialmente nove persone indagate, di cui l’unico nome certo era quello di Vincenzo Consoli.
Si erano aperte pertanto le indagini con l’obiettivo di individuare gli altri responsabili del fallimento di Veneto Banca, in attesa che venisse fissata la data dell’udienza del procedimento nei confronti di Vincenzo Consoli. Ad occuparsi del nuovo processo è il minipool costituito dal pm Massimo De Bortoli e dal pubblico ministero Gabriella Cama.
In data 9 gennaio 2020 c’è stata una svolta: la Procura della Repubblica di Treviso ha chiuso le indagini sulle truffe ai danni dei clienti di Veneto Banca dopo aver messo agli atti l’ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
A differenza di quanto sostenuto in precedenza gli indagati sarebbero sei, compreso l’ex amministratore delegato Vincenzo Consoli, anziché nove.
I soggetti in questione sono stati accusati di essere consapevoli dell’ingiustificata sopravvalutazione dei titoli, venduti a partire dal 2012 a prezzi superiori del 40% alla loro stima reale, e di aver venduto azioni tramite finanziamenti, ovvero il meccanismo delle “baciate”.
I sei indagati, inoltre, sono sospettati, sempre secondo le contestazioni dell’accusa, di aver indotto il personale a pressare la clientela per incrementare la vendita di titoli, nonostante i risparmiatori in questione fossero soggetti inconsapevoli dei rischi.
Tuttavia nessuno degli oltre mille dipendenti, nominati anche nelle denunce dei risparmiatori contro Veneto Banca, è stato chiamato in causa, dal momento che secondo i magistrati Massimo De Bortoli e Gabriella Cama nessuno poteva immaginare che il valore delle azioni sarebbe crollato al punto di portare la banca in liquidazione coatta.
Inoltre, si pensa che fossero Consoli e il resto dei dirigenti la mente, mentre i dipendenti delle filiali sarebbero stati lo strumento inconsapevole tramite il quale hanno attuato la truffa.
I pubblici ministeri hanno così scritto «nella relazione con la clientela venivano posti in essere artifici e raggiri.
Spesso si erano persone non in grado, per livello di istruzione, per età avanzata, per tipologia di professione, di valutare correttamente il rischio connesso all’investimento».
In alcuni casi hanno sostenuto i magistrati trevigiani si trattasse di soggetti che «non intendevano effettuare un investimento rischioso o che acconsentivano, loro malgrado, a fronte della concessione di mutui».
In conclusione «le persone venivano indotte ad acquistare i titoli per effetto degli artifici e dei raggiri e poi hanno visto diminuire progressivamente il valore dei titoli non riuscendo a rivenderli per mancanza di potenziali acquirenti».
Infine «si sarebbe svolto approfittando della insufficiente attività di controllo svolta dal Collegio dei Sindaci e dalla società incaricata della revisione dei bilanci».
La società in questione è l’americana PricewaterhouseCoopers sulla quale è stata aperta un’indagine con l’ipotesi di reato di concorso in falso in bilancio.

Lo Studio Legale RZLEX pubblicherà tempestivamente ogni aggiornamento.

Avv. Romina Zanvettor

Veneto Banca insolvente

La CONSAP semplifica il portale e ritarda la scadenza dell’invio delle domande

Nel corso degli ultimi mesi la Consap ha apportato diversi cambiamenti nel portale fondoindennizzorisparmiatori.consap.it clicca qui , la maggior parte di queste modifiche era volta a semplificare la compilazione della domanda in seguito alle critiche da parte dei risparmiatori, che avevano incontrato molteplici problematiche soprattutto per la presentazione dei documenti richiesti.
La novità più importante però riguarda il calendario, difatti l’originario termine di scadenza per la presentazione delle domande al FIR, previsto ai sensi dell’articolo 1, comma 501, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, è stato prorogato dalla legge di bilancio 2020 fino al 18 aprile 2020, per poter recuperare il tempo perso nel mese di agosto e settembre quando il portale non era ben funzionante e non era ancora chiaro quali fossero i documenti necessari da richiedere alla propria banca.
Un altro aspetto rilevante riguarda il prezzo dei titoli che rappresenta la base di calcolo per i rimborsi; non verrà più considerato il prezzo d’acquisto di ogni singolo pacchetto, ma l’indennizzo sarà calcolato in base al prezzo medio, dal momento che molti risparmiatori hanno costruito il proprio portafoglio con più operazioni.
La Commissione Tecnica ha poi pubblicato nel sito della Consap le linee guida per la tipizzazione delle violazioni massive del T.U.F., la cui documentazione è richiesta ai risparmiatori che superano il patrimonio mobiliare e che devono provare che hanno subito un pregiudizio ingiusto. Con le linee guida in oggetto, la Commissione ha proceduto a censire le principali fattispecie ed elencarle per aggregati coerenti, caratterizzati da elementi tipici o di diffusa esperienza oltre che di ipotizzabile prossimità ai casi che saranno sottoposti alla sua attenzione, con l’obiettivo di realizzare l’omogeneità della loro valutazione.
Sarà nostra cura tenerVi aggiornati.

Avv.Romina Zanvettor

La CONSAP semplifica il portale e ritarda la scadenza dell’invio delle domande

Addizionali provinciali sulle accise sull’energia elettrica 2010 -2011: ora e’ possibile chiedere il rimborso

A decorrere dal 1 gennaio 2012, l’Italia ha abolito le addizionali provinciali sulle accise sull’energia elettrica, poiché nel 2011 la Commissione Europea ha riscontrato un’incompatibilità tra la norma europea e quella italiana, riguardo all’applicazione di dette imposte (pari a: da 9,3 a 11,4 €/MWh per consumi sino a 200.000 kWh/mese, per un importo massimo annuo di circa € 25.000,00 per ciascun contatore).
Recentemente, la Corte di Cassazione (con le sentenze conformi n. 27099/2019 e 27101/2019) ha dichiarato l’inapplicabilità delle norme istitutive delle addizionali provinciali sull’imposta di consumo sull’energia elettrica (già abrogata nel 2012), a causa dell’incompatibilità con la normativa comunitaria, determinando, pertanto, il diritto del consumatore finale di richiedere il rimborso delle addizionali provinciali in questione, addebitate dal fornitore di energia, nelle bollette, nel corso degli anni 2010/2011.
Specificatamente, la Corte di Cassazione ha stabilito i seguenti principi generali:
– il fornitore è il soggetto obbligato al pagamento delle accise e delle addizionali, ma può addebitare le accise pagate al consumatore finale;
– al momento della fornitura dell’energia elettrica, il fornitore deve al consumatore finale le imposte addizionali sul consumo di energia. Soltanto il fornitore ha diritto al rimborso, da richiedere all’Amministrazione finanziaria qualora:
a. non ha addebitato l’imposta al consumatore finale, entro due anni dalla data del pagamento;
b. l’imposta è stata imputata in bolletta al consumatore finale, che ha esercitato vittoriosamente nei suoi confronti azione di ripetizione di indebito, entro novanta giorni dal passaggio in giudicato della relativa sentenza;
– se il consumatore finale ha pagato le imposte addizionali, lo stesso può attuare l’ordinaria azione di ripetizione di indebito direttamente nei confronti del fornitore, oppure può richiedere il rimborso all’Amministrazione finanziaria, nel caso in cui vi sia l’impossibilità ovvero l’eccessiva difficoltà (come a esempio per fallimento) di esperire l’azione nei confronti del fornitore.
Alla luce di quanto stabilito dalle sopra indicate sentenze, il consumatore finale si trova in una situazione vantaggiosa, poiché, per richiedere la ripetizione di quanto indebitamente pagato, gode di un termine di prescrizione ordinario di 10 anni, più ampio di quello di decadenza assegnato al fornitore per il rimborso; quindi, tutt’oggi è ancora possibile procedere per incassare le somme ingiustamente versate.
Il nostro Studio è disponibile per ulteriori informazioni e intraprendere ogni iniziativa.

Avv. Romina Zanvettor

Addizionali provinciali sulle accise sull’energia elettrica 2010 -2011: ora e’ possibile chiedere il rimborso

Proposta di riforma del Processo Civile

In data 5 dicembre 2019 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge sulla riforma del processo civile presentato dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per apportare una semplificazione del rito e la riduzione dei tempi del processo.
I punti chiave su cui sono stati formulati i quindici articoli contenuti nel d.d.l. sono:
– accorciare i tempi del processo tramite la riduzione dei termini per lo svolgimento delle varie fasi, l’obbligo, da parte del giudice, di calendarizzare le udienze e per le parti di depositare i documenti e gli atti utilizzando gli strumenti telematici;
– incentivare l’uso degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie per alcune materie e di escludere invece il ricorso obbligatorio alla mediazione in materia di responsabilità sanitaria, di contratti finanziari, bancari e assicurativi (come disposto dall’art. 2 del d.d.l.). L’esclusione di questi ambiti è stata determinata da un mancato funzionamento del procedimento di mediazione dovuto all’approccio delle stesse banche e assicurazioni;
– semplificare e velocizzare la disciplina del processo di cognizione di primo grado dinanzi al tribunale in composizione monocratica, sostituendo il procedimento ordinario di cognizione con un rito semplificato (cfr. art. 3 d.d.l.) e riducendo il numero dei casi in cui la competenza è attribuita al tribunale in composizione collegiale con l’utilizzo del ricorso come atto introduttivo (cfr. art. 4 d.d.l.);
– svolgere il processo davanti al giudice di pace sul modello di quello davanti al tribunale in composizione monocratica, eliminando il tentativo obbligatorio di conciliazione (cfr. art. 5 d.d.l.);
– tutelare maggiormente il debitore e ridurre tempi e costi della procedura di espropriazione immobiliare, a vantaggio del creditore, attraverso l’autorizzazione del giudice a vendere direttamente il bene pignorato (art. 8 del d.d.l.);
– introdurre per lo scioglimento delle comunioni uno speciale procedimento di mediazione, condotto da un mediatore iscritto in uno specifico elenco, e in caso di esito negativo assumere la relazione finale composta dal mediatore come base per il successivo procedimento contenzioso (cfr. art. 10 del d.d.l.).
Questi sono solo alcuni punti della riforma che mira a semplificare il rito e diminuire la durata del processo, mantenendo tuttavia il rispetto delle garanzie del contraddittorio tra le parti.

Lo Studio Legale RZLEX pubblicherà tempestivamente ogni aggiornamento.

Avv. Romina Zanvettor

Proposta di riforma del Processo Civile