Archivio mensile novembre 2020

Come finanziare le comunità energetiche rinnovabili

L’accoglimento della direttiva sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) permette di creare cooperative o soggetti del terzo settore, anche nel settore energetico.

La ricerca “Citizens’ engagement in funding renewable and energy efficiency projects: A fuzzy set analysis” (Impegno dei cittadini nel finanziamento di progetti di efficienza energetica e rinnovabile: un’analisi confusa), curata dal Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona, sostiene che esistono due modalità di raccolta fondi: il modello cooperativo, che utilizza le risorse dei soci per finanziarsi e quello delle piattaforme di crowdfunding, che operano con analogo modello di business per finanziare progetti di terzi; entrambi i meccanismi sono sistemi di sostegno economico per i cittadini, stimolano l’accettabilità sociale di impianti energetici e danno la possibilità di creare delle CER. Consentire ai cittadini il finanziamento dei progetti tramite l’uso combinato di questi due modelli ha lo scopo di aumentare la loro consapevolezza, riguardo le questioni energetiche, favorendo la transizione energetica.

Attraverso l’analisi dei dati delle campagne di crowdfunding energetico, la ricerca è pervenuta a confermare che:

– sia le piattaforme cooperative che quelle di crowdfunding sono modelli di business adeguati per finanziare progetti di energie rinnovabili e di efficienza energetica sfruttando le potenzialità dell’impegno collettivo;

– modalità di promozione e comunicazione dei progetti sono fattori rilevanti per rafforzare l’impegno collettivo nel processo di raccolta fondi;

– la dimensione degli investimenti è un fattore rilevante nella definizione dell’impegno dei cittadini nel processo di raccolta fondi.

In base ai pochi dati oggi disponibili, è emerso che non è possibile preferire un modello sull’altro, dal momento che sia quello cooperativo che le piattaforme di crowdfunding si dimostrano comunque modelli di business adatti per il finanziamento di progetti, sfruttando il potenziale dell’impegno collettivo.

Mentre il modello cooperativo si finanzia interamente attingendo dalle risorse dei soci-cittadini, in futuro si conoscerà in quale proporzione questi potranno contribuire al finanziamento dei progetti nelle piattaforme di crowdfunding, rispetto alla generale platea di investitori, per capire se si stia innescando nel cittadino un processo culturale di modifica dei comportamenti e delle scelte di acquisto e consumo dell’energia: questo sarà l’aspetto importante rispetto alla possibilità di una transizione energetica di successo!

Nonostante il modello cooperativo risulti essere adatto per il passaggio alle energie rinnovabili, grazie ai suoi principi democratici e al suo ruolo educativo e informativo nella comunità, soffre però di un’importante limitazione relativa all’accesso al capitale; mentre il modello di crowdfunding è adatto come fonte di finanziamento all’inizio del ciclo di vita del progetto di energia rinnovabile e sostenibile, soprattutto quando c’è la necessità di aprire il progetto a investitori esterni.

I soggetti non-profit, che verranno a formarsi nelle CER, potranno pertanto accedere a modelli di finanziamento diversificati e non esclusivi.

Fondamentale perciò è la partecipazione dei cittadini, in modo che riescano ad acquisire una quantità e qualità di informazioni che consenta loro di sviluppare una certa sensibilità rispetto al tema energetico e ambientale, nonché la possibilità di ottenere vantaggi economici. Soltanto se l’azione di comunicazione risulterà efficace, le Comunità Energetiche Rinnovabili potranno raccogliere fondi sia direttamente sia attraverso le piattaforme di crowdfunding: in dipendenza delle fasi e dell’entità del progetto potranno fare raccolta di capitale, di prestito oppure di donazioni, con o senza ricompensa.

Vi terrò aggiornati.

Avv. Romina Zanvettor

 

 

 

 

 

Come finanziare le comunità energetiche rinnovabili

Comunità energetiche: approvato il Decreto con gli incentivi

Il 16 novembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Dm Sviluppo economico 16 settembre 2020 https://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario che contiene le tariffe incentivanti per gli impianti a fonti rinnovabili inseriti nelle configurazioni per l’autoconsumo collettivo e nelle comunità energetiche. Il provvedimento entrato in vigore, attua quanto riportato dal comma 9 dell’articolo 42-bis del decreto-legge n. 162/2019 (“Milleproroghe”), ovvero stabilisce che l’energia elettrica prodotta e condivisa dagli impianti a fonti rinnovabili ha diritto, per un periodo di 20 anni, ad un incentivo in forma di tariffa premio così suddiviso:

  • 100 €/MWh nel caso in cui l’impianto di produzione faccia parte di una configurazione di autoconsumo collettivo;
  • 110 €/MWh nel caso in cui l’impianto faccia parte di una comunità energetica rinnovabile.

Il Decreto dispone anche i limiti e le modalità per la valorizzazione dell’energia condivisa prodotta da impianti fotovoltaici che accedono alla detrazione del 110% prevista dal Superbonus; infatti, per quanto riguarda gli enti locali le tariffe incentivanti non si possono accumulare, né con gli incentivi per le FER elettriche previsti dal Dm 4 luglio 2019, né con lo scambio sul posto; mentre, per tutti gli altri soggetti, le tariffe risultano cumulabili con il Superbonus per il fotovoltaico e con la detrazione del 50% per gli impianti a fonti rinnovabili, prevista dall’articolo 16-bis del Tuir.

Coloro che intendono beneficiare del servizio di valorizzazione e incentivazione dell’energia elettrica condivisa devono presentare istanza al GSE per il tramite del referente, utilizzando uno schema definito dallo stesso Gestore. I dettagli sono stati definiti dalla delibera dell’ARERA dello scorso 4 agosto, che riporta: “L’intera energia prodotta e immessa in rete – si legge nel testo – resta nella disponibilità del referente della configurazione, con facoltà di cessione al GSE […] fermo restando l’obbligo di cessione previsto per l’energia elettrica non autoconsumata o non condivisa, sottesa alla quota di potenza che acceda al Superbonus”.

Le disposizioni introdotte dal Decreto si applicano alle configurazioni di autoconsumo collettivo a alle comunità energetiche rinnovabili, inclusi i potenziamenti, entrati in esercizio a decorrere dal 1° marzo 2020 ed entro i sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento di recepimento della direttiva 2018/2001/Ue.

Vi terrò aggiornati.

Avv. Romina Zanvettor

Comunità energetiche: approvato il Decreto con gli incentivi