Conti Energia e Tremonti Ambiente: l’inclusione dell’ammortamento ai fini del calcolo della detassazione, nei contenziosi contro l’Agenzia delle Entrate.

Conti Energia e Tremonti Ambiente: l’inclusione dell’ammortamento ai fini del calcolo della detassazione, nei contenziosi contro l’Agenzia delle Entrate.

L’Agenzia delle Entrate sta procedendo a raggera con la contestazione dei conteggi eseguiti dai titolari di impianti fotovoltaici per l’ottenimento dell’agevolazione fiscale prevista dalla Tremonti Ambiente (L. 388/2000), postulando un’errata determinazione del valore detassabile qualora, all’interno dei costi operativi sia stata ricompresa anche la componente “ammortamento” che, invece, a detta degli uffici, dovrebbe concorrere per la determinazione del c.d. sovraccosto.

In molti casi disaminati dallo Studio Legale RZLEX, specializzato anche in diritto tributario (clicca qui), le doglianze, mosse dall’Agenzia delle Entrate, si fondano sulla rettifica degli importi che le società avrebbero dovuto ottenere a seguito della detassazione in quando sarebbe stato considerato il costo dell’investimento eco-compatibile una prima volta, per l’intero, nella componente “costo d’investimento”, ed una seconda volta, per una quota parte, nella componente “ammortamento” limitatamente alla quota di ciascun anno considerato. I contribuenti, pertanto, secondo la tesi dell’Ente, fra i costi ammissibili, avrebbero erroneamente considerato anche gli ammortamenti di competenza dei primi cinque anni di esercizio, beneficiando – in tal modo – dell’agevolazione in misura doppia, quantomeno per la quota corrispondente agli ammortamenti medesimi. La revoca del beneficio, pertanto, risulterebbe motivata da un teorizzato errore nella quantificazione del “sovraccosto” ritenendo, l’Ufficio, non ammissibili, in tale determinazione, i costi attinenti agli ammortamenti dell’investimento ambientale.

Tali indicazioni sanzionatorie risultano illegittime in quanto non fondate su alcuna previsione normativa e, anzi, addirittura appaiono contrarie a quelle che sono le disposizioni comunitarie in tema di aiuti di stato in materia ambientale.

L’origine della problematica interpretativa di cui si discute è da ravvisarsi nel silenzio del legislatore italiano in materia, con il conseguente remand alla legislazione europea, la quale – parimenti – non va esente da critiche essendo, essa stessa, talvolta così generica da rivelarsi foriera di interpretazioni anche fortemente discordanti.

Ma andiamo con ordine.

La L. 388/2000 ha introdotto un’agevolazione fiscale a favore di piccole o medie imprese che hanno realizzato investimenti in impianti eco-compatibili e ha indicato il criterio di quantificazione del beneficio all’art. 6, comma 15, dove si legge che “gli investimenti ambientali vanno calcolati con l’approccio incrementale”, senza, però, nulla prevedere in ordine a cosa sia e a come si calcoli quest’ultima componente.

Perciò, ai fini interpretativi, s’impone il ricorso alla disciplina comunitaria degli aiuti di stato per la tutela dell’ambiente secondo la quale i benefici per gli investimenti ambientali sono “rigorosamente limitati ai costi di investimento supplementari” (i c.d. sovraccosti, appunto), necessari per conseguire gli obiettivi di tutela ambientale, tenendo anche conto degli eventuali investimenti ambientali realizzati nei periodi di imposta precedenti.

La  Comunicazione n. 2008/C82/01 del 1 aprile 2001, va – infatti – a riempire il vuoto normativo lasciato dal Legislatore nazionale laddove, ai punti 105 e 106, prevede rispettivamente che “per quanto riguarda le fonti energetiche rinnovabili, i costi ammissibili si limitano ai sovraccosti sostenuti dal beneficiario rispetto ai costi caratteristici di una centrale elettrica tradizionale o di un sistema di riscaldamento tradizionale di pari capacità in termini di produzione effettiva di energia” e che “i costi ammissibili vanno calcolati al netto di qualsiasi profitto e costo operativo connesso con gli investimenti supplementari per le fonti di energia rinnovabili e verificatosi durante i primi cinque anni di vita dell’investimento in esame”.

Si aggiunga che, sempre stando alle le indicazioni di matrice europea, la sequenza procedimentale da seguire per la determinazione dei sovraccosti stessi deve articolarsi in due fasi consequenziali. Ovverosia: in un primo è da computarsi il maggior impegno finanziario impiegato per sostenere gli investimenti ambientali, rispetto a quelli tradizionali e, in un secondo momento, da questo risultato netto devono essere sottratti “i profitti operativi” e aggiunti i “costi operativi”, con il concorso di tutte le componenti economiche (siano essere positive e/o negative), attinenti all’investimento ambientale, per un arco temporale della durata di cinque anni.

Ne consegue, pertanto, che i profitti e i costi di cui al punto 106, della citata Comunicazione, non devono essere intesi quali una specificazione di quelli di cui al punto 105; al massimo ne rappresentano un di più, finalizzato all’individuazione dell’agevolazione.

Le argomentazioni testé svolte, sono state in plurime occasioni avvalorate dalla giurisprudenza di settore, la quale, in numerose pronunce, ha sostenuto la posizione dei contribuenti, che hanno cumulato i costi di ammortamento a quelli operativi, andando a tacciare di illegittimità il provvedimento di revoca del beneficio irrogato dall’Ente.

Si citano, in particolare le Sentenze della Commissione Tributaria Provinciale di Pesaro del 23 ottobre 2017 n. 1.202 e quella della Commissione Tributaria Provinciale di Vercelli del 28 febbraio 2018 n. 16/17 secondo cui, rispettivamente: “nel momento in cui la normativa agevolatrice consente di decurtare i costi operativi nel calcolo dei vantaggi che derivano da altre misure di aiuto (tariffe incentivanti), tra i primi devono essere inclusi anche quelli di ammortamento” e “le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate sono da ritenersi infondate in quanto sull’inclusione nella metodologia di calcolo adottata della sola componente “quota ammortamento”, riducendo arbitrariamente le risultanze della perizia giurata nella quale risultano perfettamente rispettati i limiti consentiti della detassazione dell’investimento ambientale in trattazione”.

Ancor più tranciante, poi, può ritenersi la pronuncia della Commissione Tributaria Regionale della Valle d’Aosta (e quindi un organo giurisdizionale di seconda istanza) la quale, con la Sentenza n. 16 del 1 ottobre 2018 ha affermato “che dalla normativa nazionale e comunitaria non si rinvengono sbarramenti alla procedura di calcolo seguita che include i costi di ammortamento tra i costi normativi, anzi semmai dalla previsione dell’art. 2425 c.c. si può desumere, al contrario, che i costi di ammortamento rientrano a pieno titolo tra i c.d. costi operativi”.

Concludendo, a favore della tesi sostenuta dai contribuenti depone anche un dato normativo, costantemente citato dalla Giurisprudenza di merito, derivante dalla delibera della Regione Toscana n. 372 del 11 maggio 2009, nella quale viene esplicitamente proposto un modello di calcolo matematico per l’analisi dei progetti di investimento per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili allo scopo di determinare i costi ammissibili al finanziamento pubblico nel rispetto della disciplina comunitaria degli aiuti di stato per la tutela ambientale. La Regione, in particolare, prima di adottate il predetto provvedimento ha, correttamente e scrupolosamente, interrogato la Commissione Europea chiedendo chiarimenti in ordine alla corretta interpretazione della disciplina di stampo comunitario.

Quest’ultima ha espresso parere favorevole, sostenendo che “le principali voci di costo che contribuiscono a determinare il costo di produzione di energia a Kwh possono essere così riassunte: (i) costi d’investimento ripartiti lungo la vita dell’impianto, che comprendono voci di costo afferenti lo studio di fattibilità e l’impiantistica accessoria collegata funzionalmente all’impianto”. Ebbene, è evidente come i “costi d’investimento ripartiti lungo la vita dell’impianto” altro non siano che gli ammortamenti.

Lo Studio Legale, con sede in Conegliano (TV) (clicca qui), sta assistendo società e soggetti privati che si sono viste revocare i benefici della Tremonti Ambiente già concessi in relazione agli impianti fotovoltaici in esercizio, a causa di questa interpretazione normativa data dall’Agenzia delle Entrate e provvederà a comunicare tempestivamente gli esiti dei contenziosi pendenti.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Elena Andreetta

Conti Energia e Tremonti Ambiente: l’inclusione dell’ammortamento ai fini del calcolo della detassazione, nei contenziosi contro l’Agenzia delle Entrate.

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