Archivio annuale 2020

FIR: si semplificano i controlli e i rimborsi

Sono ben oltre 145.000 le domande inviate al Fondo Indennizzo Risparmiatori, i cui termini per la presentazione della richiesta di indennizzo sono scaduti il 18 giugno 2020.

Oggi il portale FIR è attivo esclusivamente per coloro che riceveranno una mail di richiesta di integrazione istruttoria, che dovrà essere evasa con la trasmissione dei dati o dei documenti necessari, tramite via telematica.

Tuttavia, molti risparmiatori non sono riusciti a presentare la propria domanda entro il termine stabilito per svariate ragioni: il mal funzionamento del portale nei mesi di ottobre e novembre 2019, il ritardo da parte delle banche a fornire i documenti richiesti e l’emergenza COVID-19, la quale inoltre ha imposto la chiusura di molte attività, con inevitabile congestione delle pratiche.

Per questi motivi, è stato richiesto di poter aprire una finestra temporale a favore di coloro che non sono riusciti a caricare la propria domanda tempestivamente, senza però rallentare la macchina dei rimborsi. Nel frattempo, sono già in corso le verifiche per il pagamento degli indennizzi, che stanno procedendo a ritmo serrato. E’, altresì, stata ribadita la necessità di semplificare i controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate per poter giungere ai pagamenti in tempi rapidi e soprattutto entro l’anno, anche grazie all’emendamento approvato in data 02 luglio 2020, che punta alla semplificazione dei controlli delle pratiche pervenute.

Vi terrò aggiornati

Avv. Romina Zanvettor

FIR: si semplificano i controlli e i rimborsi

GSE proroga il termine per la presentazione delle istanze di revisione delle tariffe incentivanti

E’ stata pubblicata nel sito del GSE la comunicazione secondo cui il termine per la presentazione dell’istanza integrativa per il riconoscimento o aggiornamento della percentuale di decurtazione della tariffa incentivante in Conto Energia, per gli impianti fotovoltaici con moduli non correttamente certificati, è stato prorogato al 31 agosto 2020, anziché al 30 giugno 2020.

Secondo l’art. 13-bis del Decreto Legge n. 101/2019, coordinato con la Legge di conversione n. 128/2019, recante modifiche all’art. 42 del D.lgs. 3 marzo 2011, n. 28, in merito alla salvaguardia della produzione di energia da impianti fotovoltaici con moduli non certificati o con certificazioni non conforme, la proroga vale sia per gli impianti con potenza compresa tra 1 e 3 kW sia per quelli che superano i 3 kW.

Il GSE ha poi riferito che, in vista del numero di istanze attese e del carattere vincolante delle stesse per gli operatori che hanno già goduto della decurtazione del 30%, secondo quanto previsto dalle previgenti disposizioni normative, i soggetti responsabili dovranno inviare entro il 31 agosto 2020 (anziché entro il 30 giugno) una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, utilizzando la modulistica predisposta dal GSE, ai fini del riconoscimento dell’aggiornamento della percentuale di decurtazione della tariffa incentivante.

Vi terrò aggiornati

Avv. Romina Zanvettor

GSE proroga il termine per la presentazione delle istanze di revisione delle tariffe incentivanti

Istanze di aggiornamento della tariffa incentivante per impianti fotovoltaici con moduli non certificati o con certificazioni non conformi: scadenza al 30 giugno 2020

Le nuove tariffe decurtate

Si ritorna nuovamente sulla tematica della decurtazione delle tariffe incentivanti per impianti fotovoltaici con moduli non certificati o con certificazioni non conformi.

Come già ricordato nelle nostre precedenti news, la norma di riferimento in materia è l’art. 42 del D.LGS 28/2011, come modificato dall’art. 57-quater del D.L. 24 aprile 2017 n. 50 convertito in L. 21.06.2017 n. 96 e più recentemente dall’art. 13- bis del D.L. 101/2019 in L. 02.11.2018 n. 128.

Sulla scorta dei predetti interventi normativi, il Legislatore, attuando ulteriormente il fine di salvaguardare le tariffe già riconosciute ai Soggetti Responsabili, ha ancora una volta ridotto la misura della decurtazione degli incentivi per tutti gli impianti fotovoltaici (indipendentemente dalla potenza installata) che al momento dell’accertamento di violazioni da parte del GSE, sono risultati realizzati con moduli non certificati o con certificazioni non conformi, fissando la riduzione al 10% della tariffa base incentivante. Tale decurtazione si applica anche agli impianti ai quali è stata precedentemente applicata la decurtazione del 20% o del 30%, come prevista dalle disposizioni previgenti.

Qualora il Soggetto Responsabile di un impianto fotovoltaico di potenza superiore ai 3 kW, riconosca autonomamente la violazione in questione e intenda denunciare il fatto, prima dell’accertamento del GSE, la riduzione oggi sarà addirittura contenuta al solo 5% della tariffa base incentivante.

Nuova scadenza

Il GSE ha fissato il termine del 30 giugno 2020 per consentire a ciascun interessato che abbia GIA’ presentato IN PASSATO istanza di decurtazione (sia a seguito di accertamento del GSE, che al di fuori di un procedimento di verifica o controllo) di richiedere l’applicazione delle nuove minori percentuali di taglio della tariffa, pena la sospensione dell’erogazione degli incentivi.

Presentazione delle istanze

La richiesta di aggiornamento della tariffa deve essere presentata dal Soggetto Responsabile al GSE.

Sono stati predisposti moduli differenti, in ragione della potenza installata e della circostanza che la violazione sia stata accertata dal GSE oppure sia stata autodenunciata dal Soggetto Responsabile.

  • Impianti oggetto di verificata violazione e di decadenza dal diritto di accesso alle tariffe incentivanti per cui è già stata presentata prima istanza di decurtazione:
  • di potenza compresa tra 1 e 3 kW per cui è in corso di erogazione o è stata richiesta la tariffa decurtata del 30%: il Soggetto Responsabile deve inviare al GSE entro il 30 giugno 2020, istanza di aggiornamento della tariffa, con applicazione della nuova decurtazione del 10%, tramite dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, secondo il format Modulo 4 (clicca qui)
  • di potenza superiore ai 3 kW per cui è in corso di erogazione o è stata richiesta la tariffa decurtata del 20%: il Soggetto Responsabile deve inviare al GSE entro il 30 giugno 2020, istanza di aggiornamento della tariffa, con applicazione della nuova decurtazione del 10%, tramite dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, secondo il format Modulo 2 (clicca qui).
  • Autodenuncia per impianti non sottoposti a verifica o controlli:
  • il Soggetto Responsabile beneficiario degli incentivi in Conto Energia, che abbia autodenunciato al GSE l’installazione di moduli non certificati o con certificazioni non conformi sul proprio impianto, al di fuori di un procedimento di verifica, e abbia richiesto/ottenuto la decurtazione del 10% della incentivante tariffa base, deve presentare istanza di aggiornamento della tariffa, con applicazione della nuova decurtazione del 5%, tramite dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, secondo il format Modulo 2 BIS (clicca qui).

Il GSE ha precisato che, per gli impianti fotovoltaici ricompresi nelle fattispecie contemplate dall’art. 42 commi 3-quater (impianti da 1 a 3 kW con moduli non certificati e con certificazioni non conformi ), 4-bis (impianti superiori ai 3 kW con moduli non certificati o con certificazioni non conformi) e 4-ter (impianti superiori ai 3 kW con autodenuncia), non possono essere applicate le maggiorazioni previste, e già riconosciute, per i pannelli realizzati all’interno dell’Unione Europea, dall’articolo 14, comma 1, lettera d), del DM 5 maggio 2011 (Quarto Conto Energia) e dall’articolo 5, comma 2, lettera a), del DM 5 luglio 2012 (Quinto Conto Energia).

In tutti i casi, la decurtazione non si applica qualora la condotta dell’Operatore che ha determinato il provvedimento di decadenza del GSE sia oggetto di procedimento e processo penale in corso, ovvero concluso con sentenza di condanna anche non definitiva.

Lo Studio Vi terrà aggiornati.

Avv. Romina Zanvettor

Acc. Francesca Todeschini

Istanze di aggiornamento della tariffa incentivante per impianti fotovoltaici con moduli non certificati o con certificazioni non conformi: scadenza al 30 giugno 2020

VENETO BANCA: rinvio dell’udienza a Treviso

Dopo due anni da quando il Gup di Roma si era dichiarato territorialmente incompetente per il processo contro gli ex vertici di Veneto Banca, trasmettendo gli atti alla Procura di Treviso, era stata fissata la prima udienza presso il Tribunale di Treviso il 16 maggio 2020.

Oltre duemila persone avrebbero potuto costituirsi come parte civile nel procedimento a carico dell’ex amministratore di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, l’unico rinviato a giudizio degli originari indagati, per i reati di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza bancaria e falso in prospetto.

Di ieri la notizia che, a causa dell’emergenza sanitaria, l’udienza è stata rinviata al prossimo 24 ottobre.

Il Presidente del Tribunale di Treviso, Dott. Antonello Fabbro, ha dichiarato, infatti l’impossibilità di garantire la distanza di sicurezza e di evitare assembramenti; lo stesso, ha inoltre sottolineato che i termini della prescrizione saranno sospesi fino alla fine dell’emergenza.

Vi terrò nel proseguo aggiornati.

Avv. Romina Zanvettor

VENETO BANCA: rinvio dell’udienza a Treviso

Rimborso delle addizionali provinciali alle accise sull’energia: esiti delle recenti sentenze della Corte di Cassazione e posizione del MEF

L’applicazione dell’addizionale provinciale ai consumi di qualsiasi uso di energia elettrica, effettuati in locali e luoghi diverse dalle abitazioni, è stata introdotta dal D.L. n. 511/1988, convertito con modificazioni dalla L. 27.01.1989 n. 20 (clicca qui).

L’addizionale dell’accisa è stata applicata sul prelievo di energia elettrica fino alla sua abrogazione, a far data dal 01.01.2012, a seguito del rischio di apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia da parte dell’Unione Europea, per incompatibilità della suddetta normativa con il diritto comunitario.

  • Possibilità di chiedere il rimborso.

Uno degli aspetti più rilevanti dell’argomento in discorso è quello di stabilire a chi spetta il diritto a richiedere il rimborso ed entro quale termine.

I soggetti coinvolti nella vicenda sono:

  • il soggetto responsabile qualificabile come venditore o fornitore di energia, oppure titolare di pacchetto fiscale per uso proprio (impianti con potenza superiore a 200 kWh);
  • il cliente finale (qualificabile come il titolare di utenze elettriche non domestiche – impianti fino a 200.000);
  • Amministrazione finanziaria (nella specie Autorità doganale), quale ente impositore.

Con la sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 26.03.2019 n. 27101, depositata il 23.10.2019, i Giudici di legittimità hanno rilevato l’effettiva incompatibilità della norma italiana, istitutiva dell’addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica, rispetto alla normativa dell’Unione Europea e statuito la sua disapplicazione.

Questo il principio di diritto dettato dalla nuova giurisprudenza: “L’addizionale provinciale alle accise sull’energia elettrica di cui all’art. 6 D.L. n. 511/1988, come modificata dall’art. 5, comma 1, D.Lgs 26/2007, va disapplicata per contrasto con l’art. 1, comma 2, Direttiva n. 2008/118/CE, per come interpretati dalla Corte di Giustizia della UE”.

Inoltre, con altra sentenza del 23.10.2019 n. 27099, la Corte di Cassazione ha ulteriormente precisato che “Il consumatore finale di una fornitura di energia elettrica sulla quale siano state addebitate le imposte addizionali, può esperire, in sede civilistica, l’ordinaria azione di ripetizione dell’indebito direttamente nei confronti dell’erogatore del servizio”.

Le ultime forniture di energia elettrica sottoposte all’imposizione fiscale per le quali si può chiedere il rimborso sono, dunque, quelle risalenti agli anni 2010/2011.

Il verdetto della Corte di Cassazione ha riacceso gli entusiasmi per la partita iniziata all’indomani dell’abrogazione della norma, soppressa – come sopra detto – con decorrenza 2012, e ha dato il via alle immediate richieste di rimborso per i titolari di utenze con non poche questioni controverse.

Una delle due citate sentenze, la n. 27099/2019, riguarda proprio il caso di un utente finale che ha visto riconosciuto effettivamente il proprio diritto a essere rimborsato da parte del venditore di energia e non dell’Ente impositore.

Secondo i Giudici di legittimità, infatti:

  • l’imposizione fiscale dell’accisa provinciale è illegittima;
  • ai soggetti obbligati al versamento dell’imposta spetta il diritto al rimborso contro la P.A. che ha riscosso il tributo;
  • ai consumatori finali spetta il diritto di rimborso contro il fornitore di energia elettrica che a suo tempo lo ha fatturato, a titolo di rivalsa prevista per legge, al consumatore finale.
  • Il modo e i tempi con i quali vanno esercitati tali i diritti da parte dei soggetti sopra indicati sono però differenti a seconda del diverso rapporto intercorrente tra loro.
  •  d. Rapporto di imposta tra Ente impositore e soggetto obbligato (fornitore o titolare cassetto fiscale)
  • d. Rapporto di rivalsa tra fornitore di energia e il consumatore finale

Pertanto:

in relazione al rapporto di imposta:

  • i soggetti obbligati al versamento avevano diritto a chiedere il rimborso all’Ente impositore entro due anni dall’abrogazione della norma in discorso (e quindi con decorrenza 2012)

in relazione al rapporto di rivalsa:

  • i consumatori finali hanno diritto ad agire per il rimborso contro il fornitore di energia elettrica entro 10 anni decorrenti dall’abrogazione della norma impositrice dell’accisa provinciale (entro l’anno 2020/2021).

Ulteriore corollario – pure evidenziato dalle sentenze citate – è il seguente:

  • nell’ipotesi in cui i fornitori di energia vengano citati in giudizio dal consumatore finale e condannati al rimborso, potranno, entro 90 giorni dal deposito della sentenza di condanna, agire a propria volta contro l’Ente impositore.

In buona sostanza, tra il venditore di energia tenuto verso il fisco per il pagamento dell’accisa intercorre un rapporto di tipo tributario, la cui normativa di riferimento prevede un termine breve di decadenza – di due anni – per avanzare la richiesta di rimborso per il tributo non dovuto o dichiarato non dovuto, come nel caso di specie.

Tra il fornitore di energia e il consumatore finale (aziende consorzi e altri titolari di utenze non domestiche) intercorre un rapporto di natura civilistica, per il quale, il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni, decorrenti dall’abrogazione dell’imposta.

Ne consegue che ogni società consumatrice finale di energia elettrica, con consumi fino a 200.000 kWh mensili, cui siano state addebitate le imposte addizionali relative agli anni 2010/2011 può agire in sede civilistica verso la società fornitrice – con ordinaria azione di ripetizione di indebito – usufruendo di un termine più ampio di quello assegnato alla società venditrice per l’esercizio del proprio diritto di rimborso verso lo Stato.

Le società fornitrici, invece, avrebbero dovuto attivarsi subito, all’indomani dell’abrogazione della norma in discorso, entro cioè i successivi due anni dalla data del pagamento delle addizionali. Nel caso di loro condanna verso l’utente finale, avranno comunque termine di 90 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, per chiedere ed ottenere il rimborso non ottenuto prima.

  • Cosa succede se il fornitore di energia non può essere escusso positivamente?

La sentenza n. 27099/2019 sopra citata ha, inoltre, ricordato l’esistenza del principio di effettività (di recupero delle imposte indebitamente versate), quale generale principio di origine sovranazionale e la necessità di garantirne l’effettiva applicazione, spettando agli Stati membri la previsione di idonei strumenti per raggiungere tale scopo.

In altre parole, ha affermato la Corte Capitolina “soltanto se il rimborso risulti impossibile o eccessivamente difficile, il principio di effettività può imporre che l’acquirente del bene sia legittimato ad agire per il rimborso direttamente nei confronti delle autorità tributarie (come nel caso del fallimento del venditore deciso dalla Corte di Giustizia CGUE 27 aprile 2017, causa C-564/15).

Il fruitore dei beni può dunque ottenere il rimborso dell’imposta illegittimamente versata (esperendo nei confronti del cedente un’azione di ripetizione di indebito di rilevanza civilistica ed) eccezionalmente un’azione diretta nei confronti dell’Erario, ove venga dedotta in relazione all’azione nei confronti del fornitore la violazione del principio di effettività”.

Spetterà all’istante –sempre secondo quanto statuito dalla Suprema Corte –  allegare e dimostrare i presupposti della propria legittimazione straordinaria:

  • che il proprio fornitore, soggetto passivo legittimato a richiedere il rimborso, abbia non abbia avuto la possibilità di chiedere il rimborso e che non abbia proposto la relativa domanda oppure che sia stato condannato definitivamente e sia rimasto inadempiente.

Risulta importante quindi affidarsi agli esperti del settore per valutare bene caso pe caso.

  • Quale diritto hanno gli altri soggetti obbligati -diversi dal venditore di energia- che hanno versato l’accisa provinciale direttamente all’Ente impositore?

 Come sopra accennato, tra gli obbligati al pagamento dell’accisa in questione figurano, oltre ai fornitori di energia, i titolari di deposito fiscale dal quale avviene l’immissione in consumo (art. 4 comma 4, lettera a Testo Unico sulle accise D.Lgs. 504 26.10.1995 e successive modifiche).

Si tratta di soggetti operatori economici i quali dispongono di strutture ove custodire i prodotti nazionali e di provenienza comunitaria, in sospensione da accisa, in attesa di procedere all’attribuzione della destinazione finale al consumo. Anche per tali soggetti, quindi, il rapporto con l’Ente impositore è un rapporto di imposta, come sopra detto per i fornitori di energia.

Il diritto al rimborso di accisa illegittimamente pagata e il termine per il suo esercizio è disciplinato dall’art. 14 del TUA (testo unico accise) il quale dispone “L’accisa è rimborsata quando risulta indebitamente pagata” e il rimborso “deve essere chiesto, a pena di decadenza, entro due anni dalla data di pagamento”.

Per l’individuazione dei soggetti titolari di tale diritto, bisogna ricorrere al disposto dell’art. 19, primo comma, D.L. 30.09.1982 n. 688 – conv. in L.27.11.1982 n. 873 –  a mente del quale “chi ha indebitamente corrisposto diritti doganali (…omissis…) ha diritto al rimborso delle somme pagate quando prova documentalmente che l’onere non è stato in qualsiasi modo traferito su altri soggetti”.

Quindi, data per pacifica l’esistenza in capo a tali soggetti del diritto alla richiesta di rimborso, e la loro equiparazione ai soggetti obbligati nel rapporto di imposta con la pubblica amministrazione, ne consegue che, anche ad essi, si applica il termine biennale, con decorrenza dal momento dell’abrogazione della norma (decorrenza 2012).

Concludendo quindi, per questi soggetti – allo stato attuale – è inibita in quanto prescritta- la possibilità di richiedere il rimborso.

Viene quindi rilevato, da più parti come, in tale contesto, si sia creata una ingiusta differenziazione delle posizione degli auto produttori di energia elettrica, ovvero consorzi e/o consumatori grossisti, la cui azione (necessariamente diretta all’amministrazione finanziaria) è inibita dall’intervenuta decadenza (tali soggetti infatti – come detto – al pari del venditori di energia – devono chiedere il rimborso entro due anni) rispetto alle posizioni delle società consumatrici finali che possono invece beneficiare del più ampio termine prescrizionale (decennale) applicabile in sede civile per la ripetizione di indebito.

  • Qual è la posizione del MEF?

Per fare chiarezza sulla spinosa questione la Confindustria ha presentato un’istanza al Ministero dell’Economia e delle Finanze volta ad ottenere un intervento legislativo urgente che attribuisca alle società consumatrici di energia elettrica il diritto di agire nei confronti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

A tale istanza il MEF ha fornito riscontro negativo in quanto l’attuale procedura amministrativa di azione di rimborso non può essere modificata.

Il MEF ha ipotizzato una possibile alternativa dichiarandola però di difficile attuazione, che preveda un sistema di ‘rimborso spontaneo da parte della società fornitrice che, poi, avrebbe la possibilità di agire a propria volta contro l’Ente impositore.

A presto con nuovi sviluppi sul tema.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Francesca Todeschini

Rimborso delle addizionali provinciali alle accise sull’energia: esiti delle recenti sentenze della Corte di Cassazione e posizione del MEF

Misure fiscali per aiutare il fotovoltaico

Per fronteggiare l’emergenza sanitaria, anche le imprese del settore fotovoltaico sono state colpite dalle limitazioni alle attività produttive. Per quanto riguarda quali attività sono permesse e quali no, ha precisato che sono consentite tutte quelle attività di manutenzione che hanno carattere urgente o necessario, ad esempio ripristinare la funzionalità di un impianto che ha subito un guasto; al contrario sono sconsigliate le attività di manutenzione ordinaria e quelle per installare nuovi impianti. Tuttavia la situazione è incerta, dal momento che alcune regioni hanno autorizzato delle attività che erano state escluse dal Dpcm del 10 aprile 2020, come ad esempio l’edilizia libera nelle Marche e in Liguria.

Per quanto riguarda il tema fiscale, c’è il decreto “Cura Italia” che presenta una serie di misure per il settore fotovoltaico, in primo luogo sono stati sospesi tutti i versamenti di marzo, per le imprese con ricavi inferiori a 2 milioni di euro, fino al 31 maggio 2020, da pagare in un’unica soluzione o in cinque rate mensili. In secondo luogo è stato deciso che i lavoratori autonomi con un fatturato inferiore a 400.000 euro nell’anno 2019 e senza costi per dipendenti e assimilati per il mese di  febbraio 2020, abbiano la possibilità di richiedere la non applicazione delle ritenute d’acconto ai loro committenti, incassando quindi le fatture al lordo delle ritenute del 20% con l’obbligo di versarle in seguito, entro la scadenza del 31 maggio.

E’ stato poi varato il decreto Liquidità, con il quale sono stati sospesi i versamenti per Irpef, Ires, Iva e contributi anche per maggio e aprile, rinviando la scadenza al 30 giugno 2020, con la possibilità di rateizzare i pagamenti in un massimo di cinque rate mensili.

Il nuovo decreto ha apportato anche alcune novità:

  • le imprese e i lavoratori autonomi, con ricavi o compensi inferiori o pari a 50 milioni di euro, possono sospendere i versamenti a condizione che abbiano avuto nei mesi di marzo e-o aprile un calo del fatturato di almeno il 33% rispetto agli stessi mesi del 2019;
  • le aziende e i professionisti con ricavi o compensi annuali superiori a 50 milioni di euro, possono sospendere i versamenti se hanno registrato un calo del fatturato di marzo e-o aprile di almeno il 50% rispetto agli stessi mesi dell’anno scorso;
  • i lavoratori autonomi, con un fatturato annuo inferiore a 400.000 euro, hanno la possibilità di sospendere l’applicazione delle ritenute d’acconto anche per i compensi riferiti ad aprile e maggio, con l’obbligo di versare le ritenute entro il termine del 31 luglio 2020 oppure in cinque rate mensili di pari importo a partire da luglio.

Altre misure fiscali che interessano il settore fotovoltaico: sono stati sospesi e rimandati al 30 giugno la Dichiarazione annuale energia elettrica per il 2019, gli adempimenti relativi ai modelli Intrastat, che certificano gli scambi intracomunitari di beni e servizi, e la maggior parte degli adempimenti tributari in scadenza in tale periodo.

Tornando, invece, al decreto “Cura Italia”, è stato introdotto un nuovo meccanismo per monetizzare le attività per imposte anticipate, ammettendo la trasformazione in crediti d’imposta anche quando le attività non siano state ancora iscritte in bilancio, per favorire la cessione dei crediti deteriorati e così sostenere la liquidità delle imprese.

Vi terrò aggiornati.

Avv. Romina Zanvettor

Misure fiscali per aiutare il fotovoltaico

Green New Deal e Coronavirus

In tema di energia rinnovabile, l’emergenza sanitaria in corso ha reso difficile all’Italia raggiungere gli obiettivi ambiziosi che si era posta, dato il blocco di tutte le attività; tuttavia si ritiene che una volta finita questa pandemia bisognerà investire proprio nel settore delle rinnovabili per far ripartire il Paese.
Trentadue associazioni del settore energetico hanno richiesto in una lettera indirizzata alla Commissione Ue, all’Europarlamento e ai Governi e Parlamenti nazionali di sostenere il progetto “Green New Deal” per far ripartire l’Europa, progetto ideato dopo l’entrata in vigore del Decreto FER1 nell’agosto 2019, che prevede investimenti di un miliardo di euro all’anno per una stima di sviluppo di circa 8 gigawatt di capacità di nuova energia da fonti rinnovabili, e procedure di registro e asta per accedere ai meccanismi d’incentivazione dell’energia elettrica.
Le associazioni chiedono di integrare al Green New Deal dei pacchetti di stimolo economico nazionali ed europei per accelerare gli investimenti nell’efficienza energetica, nelle rinnovabili, nell’elettricità, nella mobilità, nell’edilizia e nei processi industriali, sostenendo che tali incentivi nelle infrastrutture e nelle soluzioni innovative a zero emissioni di CO2 sarebbero il modo migliore per supportare la ripresa economica sia a livello nazionale che sovranazionale e, inoltre, preparerebbero il terreno a un sistema energetico sicuro e sostenibile.
Con una seconda lettera inviata al vice-presidente esecutivo della Commissione Ue responsabile del Green New Deal, le associazioni hanno avvertito che alcuni Stati membri stanno valutando l’introduzione di deroghe ai loro obblighi di miscelazione, aggravando gli impatti dell’emergenza sanitaria che già pesano sul settore e portando rapidamente alla chiusura di impianti produttivi, con conseguenti effetti negativi sul funzionamento del mercato interno Ue dei carburanti e sul Green New Deal europeo.
Della stessa opinione è il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha dichiarato l’importanza di accelerare e rendere primari i temi legati all’economia circolare, all’efficienza energetica, alla gestione dei rifiuti e alla riduzione delle emissioni; in poche parole il Green New Deal europeo.
Secondo il Ministro, è questo il momento di incentivare aziende e privati cittadini a spostarsi verso sistemi tecnologici meno impattanti, inserendo un credito di imposta per le imprese e un ecobonus per i cittadini. Inoltre, è del parere che non si dovrà cedere alla tentazione di imporre delle deroghe sui limiti di inquinamento quando la crisi sarà finita, ma piuttosto di aiutare concretamente a inquinare di meno, attraverso strumenti che agevolino il concreto cambiamento del paradigma produttivo.
Investire nel Green New Deal non significa, dunque, ignorare l’emergenza sanitaria, ma anzi, permettere risorse fresche per risollevare un’economia minacciata dal coronavirus, e contemporaneamente indirizzarne lo sviluppo in modo che possa divenire più sostenibile.
Vi terremo aggiornati.

Avv. Romina Zanvettor
Avv. Francesca Todeschini

Green New Deal e Coronavirus

Settore Fotovoltaico: 10 trend per il 2025

L’utilizzo dell’energia rinnovabile è cresciuto notevolmente, e si prevede che nei prossimi 5-10 anni il suo ruolo crescerà a tal punto da diventare la principale fonte enrgetica, in particolare l’energia solare è la fonte più rilevante di energia rinnovabile. Anche l’Italia subirà un’evoluzione cercando di raggiungere l’obiettivo prefissato dalla comunità internazionale, cioè di aggiungere 30 GW di nuova capacità installata entro il 2030. Per questo motivo, dato che si espanderà la produzione di energia rinnovabile, sarà necessario garantire sicurezza, affidabilità e un rapporto costi-benefici favorevole tra gli asset energetici, inoltre sarà indispensabile avere la tecnologia adeguata a supporto della gestione degli impianti fotovoltaici. In risposta a questa esigenza e con lo sviluppo delle tecnologie ICT, sono stati identificati da Huawei dieci trend emergenti per il settore fotovoltaico in previsione del 2025.
I quattro fattori su cui si basano questi trend sono:
• costo medio ponderato dell’energia elettrica (LCOE);
• compatibilità con la rete elettrica;
• convergenza intelligente;
• sicurezza e affidabilità.
I seguenti dieci trend mirano a guidare l’industria verso soluzioni intelligenti ed ecocompatibili, promuovendo un rapido sviluppo dell’industria energetica.
1) DIGITALIZZAZIONE
Nonostante il settore fotovoltaico sia in espansione, vengono ancora utilizzati molti dispositivi obsoleti negli impianti fotovoltaici, sia per quanto riguarda la generazione energetica sia per le comunicazioni, che non possono essere efficacemente monitorati né possono segnalare malfunzionamenti. Con il rapido sviluppo di tecnologie digitali come 5G e cloud, si prevede che oltre il 90% degli impianti fotovoltaici saranno totalmente digitalizzati entro il 2025, facendo sì che la loro gestione diventi semplice, intelligente ed efficiente.
2) AGGIORNAMENTI BASATI SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Oltre il 70% degli impianti fotovoltaici utilizzerà l’intelligenza artificiale, che faciliterà il rilevamento reciproco e l’interconnessione tra i dispositivi, oltre a migliorare la produzione di elettricità e l’efficienza O&M attraverso l’ottimizzazione collaborativa. L’intelligenza artificiale può consentire nuove possibilità per i sistemi fotovoltaici come l’identificazione proattiva e la prevenzione dei guasti del modulo fotovoltaico e degli inverter con algoritmi di diagnosi IA. L’ottimizzazione dell’algoritmo di tracker per gestire grandi volumi di dati dell’impianto e l’autoapprendimento consentiranno rendimenti più elevati uniti alla sinergia di stoccaggio dell’energia solare assistito dall’IA per ottimizzare automaticamente la redditività dell’impianto fotovoltaico.
3) AUTOMAZIONE DEGLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI
Oltre l’80% degli impianti fotovoltaici risulterà automatizzato. Con la diffusione dell’IA e dell’Internet of Things (IoT) prodotti e servizi intelligenti renderanno più vantaggiosa l’intera soluzione fotovoltaica. Con l’avvento di algoritmi di autoapprendimento continuo, l’IA sarà ampiamente utilizzata per sostituire gli esperti di O&M in molte funzioni diagnostiche e decisionali. L’ispezione tramite l’utilizzo di droni e l’O&M automatizzato basato su robot permetterà di gestire lavori di O&M pericolosi e ripetitivi che richiedono un elevato e continuo grado di precisione per una maggiore produttività e sicurezza negli impianti fotovoltaici.
4) SUPPORTO PROATTIVO PER LE RETI ELETTRICHE
Gli impianti fotovoltaici passeranno dall’”adeguamento alla rete” al “supporto alla rete”. In particolare gli inverter dovranno possedere capacità, necessarie per il collegamento alla rete, come l’adattabilità del rapporto di corto circuito (SCR), la capacità di controllare la corrente armonica entro l’1%, il passaggio continuo dall’alta alla bassa tensione e la regolazione rapida della frequenza.
5) SOLARE + STORAGE
La percentuale di impianti fotovoltaici associati allo stoccaggio di energia supererà il 30% entro il 2025. Con la maggiore penetrazione di nuove fonti energetiche, le reti elettriche avranno requisiti sempre più stringenti per la regolazione della frequenza e il “peak shaving” (procedimento in cui si immagazzina energia quando la domanda è bassa per rilasciarla quando invece la domanda elettrica è alta). L’abbinamento diventerà un elemento critico, anche in virtù della costante diminuzione dei costi delle batterie.
6) CENTRALI ELETTRICHE VIRTUALI
L’80% dei sistemi residenziali si connetterà con le reti Virtual Power Plant (VPP). Lo sviluppo della tecnologia VPP ispirerà nuovi modelli di business e attirerà nuovi attori del mercato in scenari fotovoltaici distribuiti, fungendo da motore di crescita per il fotovoltaico distribuito.
7) SICUREZZA ATTIVA
A seguito del vasto impiego del fotovoltaico distribuito, la sicurezza degli edifici e delle persone è diventata una delle maggiori preoccupazioni. Per mitigare tali rischi, AFCI diventerà una funzione standard per i sistemi fotovoltaici distribuiti su tetto e sarà incorporata negli standard industriali internazionali.
8) MAGGIORE DENSITA’ DI POTENZA
La tendenza di un LCOE (Levelized Cost Of Energy) inferiore di energia solare, richiede requisiti più elevati con una maggiore potenza di un singolo modulo e facile manutenzione dell’inverter. Obiettivo che si potrà raggiungere aumentando la densità di potenza. Con scoperte importanti nella ricerca di semiconduttori a banda larga, come SiC e GaN, nonché algoritmi di controllo avanzati, la densità di potenza dell’inverter dovrebbe aumentare di oltre il 50% nei prossimi 5 anni.
9) DESIGN MODULARE
Inverter, PCS e dispositivi di accumulo dell’energia, componenti principali in un impianto fotovoltaico che influiscono notevolmente sulla disponibilità dell’intero impianto fotovoltaico, adotteranno un design modulare. Il design modulare diventerà mainstream, poiché consente un’implementazione flessibile, un’espansione regolare e una manutenzione senza l’intervento di tecnici, riducendo notevolmente i costi di O&M migliorandone la disponibilità del sistema.
10) SICUREZZA E AFFIDABILITA’
L’aumento della capacità di storage degli impianti fotovoltaici globali e una maggiore complessità dell’architettura di rete, aumentano i rischi per la sicurezza della rete degli impianti FV, pertanto sono diventati più rigorosi i requisiti di privacy e sicurezza degli utenti per gli impianti FV distribuiti. Tutte queste considerazioni suggeriscono che gli impianti fotovoltaici devono possedere avanzati requisiti di sicurezza e affidabilità, disponibilità, resilienza e privacy.

Vi terrò aggiornati.

Avv. Romina Zanvettor

Settore Fotovoltaico: 10 trend per il 2025

Il contratto di fideiussione omnibus redatto secondo schema ABI è nullo?

Il tema di oggi riguarda i contratti di prestazione di garanzia contenenti clausole riproduttive di uno schema elaborato nel 2003 dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI clicca qui).

La Banca d’Italia, nella sua qualità di Autorità Garante tra gli istituti di credito (clicca qui), con delibera n. 55 del 02.05.2005, ha dichiarato la nullità dello schema ABI in questione perché frutto di un’intesa restrittiva della libertà di concorrenza.

La norma violata è quella dell’art. 2 Legge 287/1990 – c.d. Legge Antitrust- contenente norme per la tutela della libertà di concorrenza e del mercato.

La fideiussione omnibus è una garanzia personale che, se stipulata, impone al garante il pagamento di tutti i debiti, presenti e futuri, che il debitore principale ha assunto o, peggio ancora, assumerà nei confronti del creditore (nella prassi spesso un Istituto di Credito) in dipendenza di qualsiasi operazione.

Un caso di scuola come esempio di fattispecie tipo.

Nell’anno 2007, il Signor Rossi presta fideiussione omnibus alla Banca Beta, a garanzia di tutti i debiti assunti dalla Ditta Delta, in conseguenza di un contratto di mutuo fondiario.

Quasi dieci anni dopo, la Ditta Delta diviene morosa nel pagamento di una serie di rate consistenti del prestito e subisce, quindi, l’azione di recupero da parte della Banca Beta, che procede con pignoramento immobiliare anche sui beni del Sig. Rossi ipotecati in forza del rilascio della garanzia (discorso analogo si può fare anche nel caso in cui la Banca decida di procedere – e può farlo- anche nei soli confronti del garante).

Il Rossi, si oppone al pignoramento sostenendo la nullità del contatto di garanzia in quanto conforme allo schema ABI dichiarato anticoncorrenziale per violazione dell’art. 2 Legge 287/1990 (clicca qui).

Laddove venisse accolta la domanda del Rossi, e, dunque accertata e dichiarata la nullità, anche solo parziale del contratto in discorso, la garanzia non avrebbe più effetto e il Rossi non sarebbe tenuto a versare alcunché alla Banca Beta. In altre parole la già dichiarata invalidità a monte dello schema predisposto dall’ABI, ricadrebbe a valle sul contratto di garanzia.

Questo è un caso tipico che sta alla base della maggior parte delle decisioni in materia. E’ tuttavia necessario ricordare che:
– vale sempre la regola per cui ogni situazione è a sé stante;
– è sempre necessario svolgere le proprie difese nei tempi e modi previsti dal codice di procedura civile, prima che la questione giunga alla fase dell’esecuzione forzata.

Le tappe della vicenda.

Il parere n. 55 del 02.02.2005 è stato pubblicato in esito a un apposito procedimento istruttorio promosso dalla Banca d’Italia e volto ad accertare se le previsioni dello schema negoziale sopra citato potessero assumere caratteri anticoncorrenziali. A tal fine venne acquisito il parere 22.08.2003 dell’AGCM.
L’anticoncorrenzialità delle clausole è stata in particolare ravvisata nella loro attitudine ad addossare al garante le conseguenze negative derivanti dell’inosservanza degli obblighi di diligenza imposto alla Banca, ovvero dall’invalidità o dall’inefficacia dell’obbligazione principale e degli atti estintivi della stessa, piuttosto che a garantire l’accesso al credito.

All’esito del procedimento, la Banca d’Italia ha emanato il provvedimento n. 55, accertando che alcuni degli articoli dello schema predisposto dall’ABI (artt. 2, 6 e 8), per la fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie, contenessero disposizioni che, ove applicate in modo uniforme, risultavano in contrasto con l’art. 2 della Legge Antitrust. La Banca d’Italia ha, inoltre, invitato l’ABI a diffondere nel sistema bancario un nuovo schema depurato di tali clausole invalide.

L’orientamento della giurisprudenza sul punto.

La competenza a decidere in tale materia è riservata (competenza funzionale) al cosiddetto Tribunale delle Imprese. Si tratta di sezioni specializzate istituite -ex art. 33 Legge 287/1999- presso i Tribunali e le Corti d’Appello aventi sede nel capoluogo di ogni Regione, con eccezione di Lombardia, Trentino Alto Adige e Sicilia (in cui sono presenti due sedi) e della Valle D’Aosta (in cui non sono presenti sedi, poiché la competenza spetta a Torino).

La valutazione che i Tribunali sono chiamati a fare nei singoli casi rimessi alla loro decisione è quella di analizzare l’incidenza dell’intesa (o quantomeno del comportamento distorsivo della concorrenza attuato mediante predisposizione di uno schema generale) sui singoli contratti stipulati dagli Istituti di credito con i propri clienti.

L’orientamento della giurisprudenza – soprattutto quella dei Tribunali – sul punto, non è affatto univoco. Viene, infatti, sostenuto che la standardizzazione contrattuale non produca necessariamente effetti anticoncorrenziali.

La Cassazione Civile, con sentenza n. 12.12.2017 n. 29810, è stata la prima a pronunciarsi in merito statuendo, seppur in maniera indiretta, che la nullità del patto fideiussorio concluso in conformità a una intesa anticoncorrenziale prescinde dall’anteriorità del patto stesso rispetto al parere n. 55 della Banca d’Italia. In altre parole, la Cassazione ha precisato che rileva unicamente il fatto che l’intesa a monte (schema ABI del 2003) sia antecedente al contratto di fideiussione impugnato.

In modo conforme si è pronunciata la successiva sentenza del 22.05.2019 n. 13846 e la Corte d’Appello di Bari con provvedimento n. 45/2020.

Ciò che non è uniforme tra le varie decisioni che si sono succedute alla prima, è il fatto di stabilire in quali termini l’illecito anticoncorrenziale dello schema ABI travolga il contratto a valle. Se, in altre parole, venga dichiarato nullo l’intero contratto di garanzia o vengano solo espunte da esso le clausole invalide conformi allo schema.

Favorevole alla nullità totale del contratto sono state: Corte d’Appello di Firenze 18.07.2018, Corte d’Appello Roma 26.07.2018; Tribunale di Salerno 23.08.2018; Tribunale di Fermo 24.09.2018; Tribunale di Bolzano 19.12.2018; Tribunale di Belluno 31.01.2019; Tribunale di Pesaro 21.03.2019; Tribunale di Siena 14.05.2019; Tribunale di Taranto 08.09.2019. Contrario il Tribunale di Treviso 23.07.2018.

Si segnala, da ultimo, una recente sentenza del Tribunale di Catanzaro n. 5023/2019, la quale ha affermato che la competenza a decidere sia da attribuirsi al Tribunale ordinario, invece che alla sezione specializzata.

Ne discende l’importanza dell’esame approfondito e tecnico della singola fattispecie, della volontà delle parti, dell’alterazione dell’assetto dei rispettivi interessi, caso per caso.

Vi terremo aggionati.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Francesca Todeschini

Il contratto di fideiussione omnibus redatto secondo schema ABI è nullo?

Manovrina salva-pannelli: 10% di decurtazione di tariffa per i moduli senza certificazioni

La Legge 21.06.2017 n. 96, di conversione del D.L. 24.04.2017 n. 50 – c.d. Manovrina salvapannelli- con l’art. 57-quater, rubricato “salvaguardia della produzione di energia da impianti fotovoltaici ed eolici”, ha introdotto sei nuovi commi all’art. 42 comma 4 del D.Lgs. 28/2011 -c.d. Decreto Romani -testo base di riferimento nel settore delle energie rinnovabili.
I commi relativi ai pannelli fotovoltaici sono quelli dal 4-bis al 4-quinquies.

Si tratta di una disciplina ad hoc, valida per gli impianti fotovoltaici, di potenza superiore ai 3 kW, per i quali, sia stata verificata, in esito al controllo del Gestore dei Servizi Elettrici (GSE), l’installazione di moduli (pannelli) non certificati, o con certificazioni non rispondenti alla normativa di riferimento.

In questi casi, viene applicata una decurtazione sulla tariffa incentivante base per l’energia prodotta.
La decurtazione in discorso viene però concessa solo
-su istanza del soggetto verificato
-e previa dimostrazione, da parte di questi, di aver intrapreso le azioni consentite dalla legge contro i responsabili della non conformità dei moduli.

La percentuale di decurtazione, originariamente fissata al 20%, è stata poi dimezzata al 10% per espressa previsione dell’art. 13-bis, comma 1, della Legge n.128/2019 ed è validamente applicabile anche per quegli impianti ai quali è stata precedentemente adottata la decurtazione del 20% di cui alla Manovrina.

Di significativa portata risulta anche la lettera b) dell’art. 13-bis, comma 2, della Legge sopra citata, poiché specifica ulteriormente che la riduzione percentuale sopra richiamata si applica ulteriormente:
• agli impianti realizzati, e in esercizio, oggetto di procedimenti amministrativi in corso;
e
• su richiesta dell’interessato, agli impianti:
 definiti con provvedimento del GSE di decadenza dagli incentivi;
 oggetto di procedimenti giurisdizionali pendenti;
 oggetto di procedimenti non definiti con sentenza passata in giudicato alla data di entrata in vigore della legge di conversione medesima (02.11.2019), compresi i ricorsi straordinari al Capo dello Stato.

Attenzione, però, che la che la richiesta vale quale quiescenza alla violazione contestata nonché rinuncia all’azione eventualmente in corso contro il GSE.
Le nuove percentuali non si applicano qualora la condotta dell’operatore che ha determinato il provvedimento del GSE sia oggetto di processo penale in corso, ovvero concluso con sentenza di condanna anche non definitiva.

Riferimenti normativi
Art. 57-quater. (Salvaguardia della produzione di energia da impianti fotovoltaici ed eolici). DECRETO-LEGGE 24 aprile 2017, n. 50 (in SO n.20, relativo alla G.U. 24/04/2017, n.95), convertito con modificazioni dalla L. 21 giugno 2017, n. 96 (clicca qui).

Vi terrò aggiornati.

Avv. Romina Zanvettor

Avv. Francesca Todeschini

Manovrina salva-pannelli: 10% di decurtazione di tariffa per i moduli senza certificazioni